Criminalità organizzata internazionale - Stava organizzando il dopo Boyun
di Silvana Cortignani
Viterbo – Boss latitante arrestato al b&b, colpo alla mafia turca che in Europa stava organizzando il dopo Boyun. Risale a giovedì della settimana scorsa, il 25 agosto, l’arresto presso un affittacamere di Viterbo di un pericoloso latitante turco, bloccato mentre si trovava in stanza con tre connazionali.

Mafia turca – Il boss Baris Boyun in carcere in Italia dal 22 maggio 2024
Secondo la nota della polizia, lo straniero, su cui pende una richiesta di estradizione, sarebbe stato ricercato in campo internazionale perché sospettato di aver commesso gravi reati in patria. Dietro le sbarre del carcere Nicandro Izzo, sarebbe finito il leader di un’associazione criminale dedita al riciclaggio e ad altri crimini di matrice violenta, commessi anche mediante l’utilizzo di armi. L’arrestato è inoltre indiziato di aver ordinato richieste estorsive, minacce aggravate e danneggiamenti.
Nuove accuse, nel frattempo, sono state spiccate nei giorni scorsi in Turchia contro Baris Boyun, il presunto boss mafioso 41enne arrestato il 22 maggio dell’anno scorso mentre era agli arresti domiciliari a Bagnaia e da allora detenuto in Italia nonostante le reiterate richieste di estradizione di Ankara.
Gli viene contestato, tra l’altro, il complotto per l’agguato con armi pesanti contro il “rivale” Burhanettin Saral, sventato dalle forze di sicurezza italiane, che hanno segnalato in tempo l’agguato alle autorità turche, grazie al dispositivo di intercettazione installato nel braccialetto elettronico alla caviglia di Boyun.

Mafia turca – Il boss Baris Boyun passa pizzini in carcere
Il nuovo atto d’accusa contro Baris Boyun, predisposto dall’ufficio per la criminalità organizzata della procura generale di Istanbul, include anche la lettera inviata da Boyun dall’Italia ai suoi uomini, intitolata “Tenete la testa alta”.
Ci sarebbero intanto nuovi sviluppi riguardanti le strutture della criminalità organizzata turca in Europa. Secondo alcune fonti il braccio destro di Baris Boyun, sarebbe stato colpito a morte in una città europea. Notizia che se confermata farebbe ipotizzare che l’attacco possa essere collegato a conflitti all’interno dell’organizzazione di Boyun o a uno scontro tra gruppi mafiosi rivali.
In un altro contesto, inoltre, si è diffusa la notizia che un altro personaggio influente nel mondo della criminalità organizzata turca, sia stato rapito e successivamente consegnato alla polizia di un paese europeo. Questo episodio viene interpretato come un segnale di un riassetto del potere all’interno delle organizzazioni mafiose.
Tornando al piano d’attacco alla fabbrica del rivale, i dettagli sarebbero stati rivelati da due detenuti, secondo i quali uno degli uomini del commando armato avrebbe usato la pistola, un altro il Kalashnikov, un altro avrebbe lanciato due delle tre granate e un quarto la terza granata, piombando davanti alla fabbrica in motocicletta. Baris Boyun, in particolare, avrebbe spiegato: “I proprietari di questa fabbrica hanno ucciso sei dei nostri fratelli in Grecia. Ci vendicheremo di loro”. “Mi ha solo chiesto di provvedere alle necessità dei miei amici e di rimanere costantemente nei pressi della fabbrica fino all’attacco, per monitorare la situazione e fornirgli informazioni”, avrebbe riferito uno dei due collaboratori.

Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun
Grazie alla cimice nascosta nel braccialetto elettronico di Boyun, la polizia italiana avrebbe dunque stabilito che stava preparando l’attacco a Burhanettin Saral a Tekirdağ, presunto mandante dei cinque colpi sparati contro la casa in cui il boss era detenuto a Crotone. Trasferito il 21 marzo 2024 ai domiciliari a Viterbo, il boss avrebbe messo a punto per il 22 marzo 2024 la ritorsione contro la fabbrica, utilizzando le stesse armi usate contro i carri armati. Questo avrebbe anche disattivato i vetri antiproiettile della fabbrica e la blindatura dell’auto di Saral.
La polizia, seguendo l’avvertimento degli italiani, ha delimitato il perimetro della fabbrica e ha identificato i sicari, arrestandone quattro in un vigneto. Sono stati sequestrati anche alcuni fucili Kalashnikov, una pistola Law, bombe a mano e pistole. Le motociclette che intendevano usare nell’attacco e i loro conducenti sono stati sequestrati altrove.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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