Vetralla – (sil.co.) – Figli sospesi da scuola, due mamme condannate per avere minacciato la vicepreside di un istituto di Vetralla che il 17 aprile 2018 ha convocato i genitori di quattro studenti per comunicare loro il provvedimento disciplinare. Mille euro di multa, disposta una provvisionale di 900 euro e il risarcimento in sede civile.
L’avvocato di parte civile Paolo Pirani
Le due mamme, difese dagli avvocati Maria Cristina Pepe e Valeria Cardarelli, sono state assolte dall’ulteriore accusa di resistenza a pubblico ufficiale. La prof si è costituita parte civile con l’avvocato Paolo Pirani.
Il processo si è chiuso ieri dopo l’interrogatorio delle due mamme, che si sono difese fino all’ultimo dalle accuse, denunciando il comportamento aggressivo della vicepreside nei confronti loro e dei rispettivi mariti, testimoni altri docenti e bidelli della scuola.
“Ci ha detto della sospensione con un tono di voce alterato e indisponente, rifiutando di fornirci le motivazioni. Mio figlio, che era il più bravo della classe, pochi giorni prima era tornato a casa molto turbato, scoppiando a piangere perché, per dei battibecchi tra ragazzi, aveva paura di rischiare la carriera militare per cui si era impegnato tanto negli studi”, ha spiegato una delle madri.
Il figlio le avrebbe detto una frase del tipo “piuttosto mi ammazzo”, per cui si sarebbe rivolta ala dirigente, minacciandola “se mio figlio si suicida, lo avrai sulla coscienza finché campi”. La donna ha detto di avere parlato al plurale, riferendosi all’istituto: “Se fosse successa una tragedia, la scuola avrebbe dovuto prendersi le sue responsabilità”.
La vicepreside, al termine dell’incontro-scontro, è finita al pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa di Viterbo, dopo essersi accasciata a terra, con una prognosi di sette giorni.
“L’altra madre – ha detto in tribunale la prof, sentita a marzo – mi si è fatta sotto minacciandomi: ‘sai che ci metto a prendere questa sedia e a spaccartela addosso?’. A un certo punto ho avuto un malore e mi sono accasciata a terra, in preda all’ansia e al panico. Poi sono venuti il 118 e i carabinieri”.Dopo un paio d’anni ha cambiato scuola, a detta sua per non avendo mai superato il trauma derivante dall’aggressione.
L’accusa ha chiesto una condanna a otto mesi di reclusione ciascuna, ma non è emersa alcuna resistenza. I genitori, dopo la scenata, si sono fermati dalla bidella all’ingresso, che ha consegnato loro i provvedimenti disciplinari. “A distanza di sette anni, non abbiamo mai saputo le motivazioni della sospensione”, hanno riferito le due mamme al giudice,,
Sono state condannate in primo grado a mille euro di multa per le minacce e al risarcimento dei danni in sede civile, con una provvisionale di 900 euro. Pena sospesa e non menzione.
– Figli sospesi da scuola, mamme a processo per minacce alla prof…
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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