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Tribunale - Vittime l'allora consigliere comunale Alessio Vettori e gli altri esponenti del Movimento popolare di Sutri

Al via il processo per diffamazione a Vittorio Sgarbi, “mentalità mafiosa” le parole incriminate

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Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Alessio Vettori

Alessio Vettori

Viterbo – (sil.co.) – È ripreso ieri con l’ammissione delle prove il processo per diffamazione aggravata all’ex sindaco Vittorio Sgarbi.

La difesa aveva chiesto di rinviare l’udienza per un legittimo impedimento essendo impegnato nel pomeriggio con un consulente tecnico nell’ambito del procedimento promosso dalla figlia. Ma il giudice Ilaria Inghilleri, essendo l’udienza viterbese fissata alle ore 9, ha respinto l’istanza ritenendo l’orario compatibile. 

Si è proceduto quindi con l’apertura del dibattimento e l’ammissione delle prove, mentre l’istruttoria entrerò nel vivo il prossimo 18 giugno giugno, con la testimonianza della persona offesa Alessio Vettori.

Il processo, come si ricorderà, era stato sospeso il 6 aprile 2025, col rinvio degli atti alla camera dei deputati, di cui faceva parte Sgarbi all’epoca dei fatti. È quindi ripreso, in quanto scaduto il termine di 90 giorni senza riscontro da parte dell’apposita commissione deputata alle deliberazioni di competenza. 

“Mentalità familistica e mafiosa”, le parole incriminate. Secondo il difensore Giampaolo Cicconi, le frasi costate nel 2018 a Sgarbi una denuncia per diffamazione aggravata a mezzo stampa ai danni dell’allora consigliere comunale Alessio Vettori e degli altri esponenti del Movimento popolare erano state pronunciate dall’imputato nelle sue vesti di parlamentare. 

Non secondo il pubblico ministero e gli avvocati di parte civile Franco Moretti e Luca Vettori, che si sono opposti ribadendo più volte che le frasi incriminate sono state pronunciate da Sgarbi nelle sue vesti di sindaco di Sutri.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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20 marzo, 2026

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