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Tribunale - Testimonia uno dei due benzinai presi a pugni e bastonate per avere difeso l'incasso - Entra nel vivo il processo in solitaria a uno dei tre banditi

Rapina al distributore: “Fummo picchiati da uno calvo e da uno con la felpa gialla”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – “Fummo picchiati da uno calvo e uno con la felpa gialla”. A parlare uno dei due benzinai africani presi a pugni e bastonate per avere difeso da tre rapinatori italiani armati di pistola, uno dei quali faceva il palo, 1820 euro di incasso al distributore Ewa sulla superstrada, attorno alle nove e mezza di mattina del 12 giugno 2024. 


Viterbo - Rapina distributore

Viterbo – Rapina distributore


Il colpo fu messo a segno al distributore al chilometro 62.500 della superstrada, in direzione Vetralla. Le due vittime del feroce pestaggio furono medicate in ospedale con una prognosi di sette giorni ciascuno.  

Il processo in solitaria a uno dei banditi, col rito ordinario davanti al collegio presieduto dal giudice Savina Poli, è entrato nel vivo ieri con la testimonianza di una delle vittime, un 42enne senegalese, parte civile con l’avvocato Carlo Mezzetti.

Imputato di rapina pluriaggravata in concorso un pregiudicato 44enne, legato alla criminalità capitolina ma residente a Latera, difeso dall’avvocato Antonio Di Cicco del foro di Roma.

Il legale ha messo pesantemente in dubbio, al punto da farsi riprendere più volte dalla presidente, l’attendibilità del testimone, per via dell’identificazione in aula dell’imputato come uno dei due esecutori materiali del colpo. ma non dal fascicolo fotografico mostratogli in questura. dove ha invece riconosciuto due soggetti diversi dall’imputato.


Viterbo - Rapina distributore

Viterbo – Rapina distributore


A processo col giudizio immediato, il 44enne dallo scorso 6 settembre è agli arresti domiciliari nel carcere Nicandro Izzo di Viterbo, dove è detenuto per scontare un’altra pena. Per gli altri due rapinatori, anche loro italiani, si procede separatamente. Oltre al senegalese che si è costituito parte civile, fu colpito con tre bastonate alla nuca e minacciato con una pistola a canna corta con matricola abrasa per farsi consegnare il bottino un 25enne del Mali..

“Due rapinatori gli si sono parati davanti mentre andava a riprendere la macchina, con i soldi nella borsa per proseguire il giro di raccolta nei vari distributori, mentre il terzo era rimasto ad aspettarli su una Fiat Punto nera. Lui ha urlato ‘corri, corri’. Io sono uscito dal gabbiotto e ho visto bene in faccia uno più robusto che gli dava una bastonata, mentre l’altro gli puntava la pistola. Quello in auto invece era di spalle e non l’ho visto”.

“Quando sono saliti sull’auto per scappare – ha proseguito – ho scattato loro delle fotografie, dove si vede da dietro l’ultimo in procinto di salire a bordo, calvo, mentre era già seduto dentro l’altro con la felpa gialla”, ha riferito il teste, esibendo le immagini custodite nel cellulare, che non erano state acquisite dagli investigatori. 

Il senegalese fu colpito con pugni alla spalla dai banditi, riusciti a impossessarsi della somma di 1820 euro, sfilati dal borsello che custodiva nel tascone dei pantaloni. 


Rapina al distributore - Il bastone ritrovato nel bagagliaio dell'auto

Rapina al distributore – Il bastone ritrovato nel bagagliaio dell’auto


 Gli altri due malviventi sono M.S. e G.M..  In fuga dopo la rapina, uno è stato inseguito e fermato alle porte di Roma, sulla Cassia bis, un attimo prima che riuscisse a far perdere le proprie tracce nella capitale, all’altezza del chilometro 9, vicino all’uscita per Formello. L’altro complice, un 55enne anche lui italiano, è stato invece arrestato la mattina del 28 giugno 2024 dalla squadra mobile a Sorano, in provincia di Grosseto. 

In programma tra maggio e giugno le prossime due udienze del processo al 44enne. 

 Silvana Cortignani


Rapina al distributore - Uno dei malviventi fermati sulla Cassia bis

Rapina al distributore – Uno dei malviventi fermati sulla Cassia bis


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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6 maggio, 2026

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