Viterbo – (sil.co.) – Rogo alla facoltà di agraria, a distanza di meno di un anno sono stati recapitati a 10 indagati gli avvisi di fine indagine che preludono alla richiesta di rinvio a giudizio. Tra loro cinque operai irregolari, due dipendenti dell’università e tre vertici della ditta appaltatrice dei lavori.
Viterbo – Rogo alla facoltà di agraria – Vigili del fuoco al lavoro
Il percorso di ripristino ha una dimensione economica distinta dal procedimento penale. Il finanziamento governativo da 22,5 milioni di euro, affiancato dalle risorse regionali richiamate nella fase di ricostruzione, misura la portata materiale del danno e la necessità di restituire i laboratori alla comunità scientifica.
Punto cardine dell’inchiesta coordinata dalla pm Paola Conti, il cui obiettivo è accertare le responsabilità personali, è la lavorazione con cannello sulla guaina durante la coibentazione della copertura. Da qui le contestazioni che collegano ruoli operativi, presidio del rischio e regole di prevenzione nei lavori in quota.L’ipotesi principale è incendio colposo in concorso. Per alcune posizioni viene contestata anche la violazione delle norme sulla sicurezza nei cantieri.
Rogo alla facoltà di agraria – I gravi danni prodotti dall’incendio
Omesso controllo sul personale della ditta. Tra gli indagati due dipendenti dell’università. Sono la direttrice dei lavori relativi all’appalto e la coordinatrice del servizio impianti e servizi, coordinatrice del servizio antincendio, responsabile unico del procedimento relativo all’appalto. Una di loro avrebbe omesso di controllare l’attività della ditta, il personale della stessa e la presenza del materiale infiammabile sul tetto dell’edificio
Sul tetto di uno dei blocchi della sede di via San Camillo de Lellis erano in corso lavori di coibentazione e impermeabilizzazione. La guaina catramata sarebbe stata scaldata con una bombola a gas collegata a un cannello per aderire al piano di copertura. Dettaglio che pesa, perché una lavorazione a caldo impone formazione specifica, mezzi estinguenti immediatamente disponibili e controllo dell’area circostante prima dell’avvio.
I vigili del fuoco entrarono in azione dalle 10,15 del 9 giugno 2025 con quattro squadre e rinforzi arrivati anche da Roma e Terni. L’edificio fu evacuato, l’esercito intervenne a supporto delle operazioni e l’area venne isolata per contenere l’esposizione ai fumi. Il comune di Viterbo ordinò misure precauzionali nel raggio di un chilometro, comprese finestre chiuse e limitazioni per scuole e attività vicine, tra cui il palazzo di giustizia del Riello.
Il monitoraggio ambientale seguì una logica precisa: diossine, Ipa e Pcb sono i composti da ricercare quando bruciano materiali di natura eterogenea. Il passaggio decisivo arrivò con il rientro dei parametri nella normalità, affiancato dall’obbligo di pulizie tecniche su superfici e impianti di ventilazione entro l’area i
La lavorazione sul tetto si svolgeva in un edificio universitario attivo, con funzioni didattiche e di ricerca, coinvolgendo laboratori, strumentazioni scientifiche e spazi essenziali per i dipartimenti agrari. La continuità dell’ateneo fu tutelata con la sospensione immediata delle attività nelle sedi interessate e con la riorganizzazione successiva degli spazi, mentre l’edificio rimaneva al centro di verifiche tecniche e giudiziarie.
Rogo alla facoltà di agraria – La visita della ministra Anna Maria Bernini all’Unitus
Le fiamme partirono dalla copertura e scesero verso i livelli inferiori, raggiungendo i laboratori di chimica e genetica del secondo piano. In quei locali erano presenti materiali sensibili alla combustione e sostanze altamente infiammabili, elemento che rese il lavoro dei soccorritori più delicato e trasformò l’incendio di cantiere in emergenza pubblica.
Il fronte del fuoco coinvolse l’intera porzione dell’edificio in tempi rapidi. La colonna di fumo nero fu visibile a distanza, l’area universitaria venne svuotata e l’evento superò subito il perimetro della sede accademica. Il dato più concreto è questo: la dinamica contestata riguarda il primo innesco e la mancata interruzione della propagazione nel momento in cui il danno era ancora contenibile.
Viterbo – Incendio ad Agraria – I lavori dopo l’incendio
I dieci indagati
Tra gli indagati, due dipendenti dell’ateneo: Stefania Ragonesi, responsabile unico del procedimento, e Marina Fracasso, direttore dei lavori. Quindi tre vertici della ditta appaltatrice: Diego Rinaldi, amministratore della società D.a.e. srl; Maryan Vannini, direttore cronoprogramma cantiere; Stefano Belcapo, coordinatore della progettazione, dell’esecuzione e della sicurezza. Nel procedimento compaiono inoltre Giuseppe Nicastro, Antonio Nicastro, Francesco Nicastro, Giovanni Mungo e Răducu Cristian Balteanu, indicati nell’atto come operai impiegati dalla D.a.e. srl nelle attività in corso al momento dell’incendio. Tutti irregolari.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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