Vetralla – Non si è ancora concluso il processo per la rapina aggravata in concorso al novantenne di Tre Croci, aggredito sei anni fa in campagna con lo spray al peperoncino, in cui è imputato un 49enne, difeso dall’avvocato Stefano Billi, finito ai domiciliari il 16 novembre 2020, per il colpo messo a segno il precedente 13 settembre, poco prima delle cinque del pomeriggio.
Intervento dei carabinieri
L’ultima udienza utile risale al 25 febbraio 2025, quando fu sentito un supertestimone, un 60enne polacco che dal suo terreno ha visto arrivare due soggetti a bordo di un Apetto nero, uno dei quali è entrato nella proprietà della vittima, mentre l’altro lo aspettava sul mezzo.
L’imputato, a detta sua, sarebbe quello sceso dall’Apetto, autore materiale della rapina, mentre l’altro, che ha patteggiato con pena definitiva, avrebbe fatto da palo, partendo con lui non appena è tornato di corsa. Il super testimone ha anche riconosciuto in aula il presunto rapinatore sul fascicolo fotografico mostrato dal pm Michele Adragna.
Ebbene l’udienza di questa settimana davanti al collegio è stata rinviata a ottobre per sentire, ex articolo 507, il presunto complice con cui l’imputato avrebbe sorpreso la vittima mentre stava curando un suo appezzamento di terreno in campagna, minacciando l’anziano con lo spray e derubandolo di tutto quello che aveva, tra cui la somma di 200 euro in contanti.
Sul posto sono immediatamente intervenuti i carabinieri della stazione di Vetralla che, svolte le indagini del caso, a distanza di due mesi hanno tratto in arresto il cinquantenne, a seguito di un mandato di cattura emesso nei suoi confronti dalla procura della repubblica di Viterbo in base ai gravi indizi di colpevolezza raccolti dai militari del comandante Adriano Marzi.
Decisivi i filmati della videosorveglianza del bar di Tre Croci presso il quale l’imputato, fin dal mattino, si sarebbe recato più volte assieme al presunto complice. La coppia si sarebbe data appuntamento verso le dieci del mattino, concordando letteralmente il colpo a tavolino. A tradirlo però è stato anche l’Ape Piaggio che ha permesso ai carabinieri di risalire subito alla sua identità.
“Lo abbiamo rintracciato nell’abitazione in cui viveva con una donna, dove, durante la perquisizione, abbiamo trovato il berretto e la maglietta con la scritta che indossava al bar e soprattutto una confezione di spray urticante come quello utilizzato per rendere inoffensiva la vittima”, ha spiegato a una delle udienze del processo il comandante della locale stazione, maresciallo Adriano Marzi.
Gli indumenti indossati dalla coppia sotto gli occhi delle telecamere, assieme all’Ape Piaggio del 50enne, sono tra i particolari che hanno permesso ai carabinieri di ricostruire il prima, durante e dopo la rapina. Ma per la sentenza c’è ancora da aspettare.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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