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Tribunale - Sei anni ciascuno per rapina aggravata e danneggiamento in concorso - Al gestore e alla sua associazione 11mila euro di provvisionali

Scambisti in fuga al club privé, condannati a 18 anni i tre “guastafeste”

di Silvana Cortignani
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Sutri – Fuggi fuggi del primo maggio alla villa per scambisti di Sutri, tre condanne a sei anni di carcere per ciascuno dei tre imputati di estorsione e danneggiamento in concorso. Alla sbarra i tre “guastafeste”, che la sera del primo maggio 2021 hanno mandato a monte la festa per l’inaugurazione post Covid del locale.


Carabinieri

Sul posto i carabinieri


Il presidente Jacopo Rocchi e gli altri due giudici del collegio hanno inoltre riconosciuto alle parti offese il diritto a un risarcimento in sede civile – a favore sia del gestore che della sua associazione – disponendo una provvisionale complessiva di 11mila euro, rispettivamente 7mila e 4mila euro. Più le spese del processo.

Imputati una coppia di coniugi e un amico. L’accusa aveva chiesto sette anni e mezzo di reclusione ciascuno, ma il collegio ha riqualificato l’estorsione in rapina aggravata in concorso.

Il marito, l’unico a farsi interrogare prima della discussione del pm Flavio Serracchiani, lo scirso 25 maggio, ha provato a buttarla sulla ricerca di un accordo col gestore del club per scambisti per avere i suoi soldi, negando di sapere che avrebbe trovato una serata da tutto esaurito nel locale.

Per gli ospiti la “cena” preliminare è finita in un fuggi fuggi – mezzi nudi, perché erano intenti negli scambi dopo il suono della campanella che aveva già dato il via agli scambi – tra candelabri e bottiglie che volavano, mentre per il gestore si è chiusa con danni, botte e l’addio all’incasso. E l’intervento sul posto dei carabinieri.

Secondo l’accusa gli imputati avrebbero cacciato gli ospiti, picchiando il titolare e rapinando quattromila euro dalla cassa del locale, una lussuosa dimora dotata di ristorante e camere in quel di Sutri. Il terzetto è finito a giudizio davanti al collegio del tribunale di Viterbo che il 26 ottobre 2022, alla prima udienza dibattimentale, ha ascoltato per ore la presunta vittima, il titolare del club per scambisti, che si è costituito parte civile contro gli imputati, con cui in precedenza era stato in affari.

“Ti cemento dentro una botte”. Dietro la vicenda un contenzioso di natura economica tra imputati e parte offesa, dal quale sarebbero scaturiti diversi procedimenti civili. Il titolare del locale, la sera del primo maggio di cinque anni fa, sarebbe stato minacciato con una mazza da golf da uno degli imputati: “Dacci i soldi, altrimenti ti metto dentro una botte e ti cemento”.

Luci soffuse addio. “Fin da subito, insistendo con me per avere il denaro, hanno cominciato a disturbare gli ospiti – ha raccontato in tribunale – accendendo le luci che dovevano restare soffuse per rendere accogliente l’ambiente. Poi la donna ha fatto una scenata, cacciando gli ospiti dal locale. Il marito mi ha detto ‘Dacci i soldi, altrimenti ti metto dentro una botte e ti cemento’, brandendo contro di me una mazza da golf, mi ha sferrato un pugno sul naso e costretto a dargli i soldi della cassa, che poi ha passato all’altro”.

Bottiglieria in frantumi. “Lei – ha proseguito – si è avventata su uno dei grossi candelabri ornamentali della sala e lo ha scagliato sul bancone del bar, hanno rotto le bottiglie, uno sgabello d’artista e quadri altrettanto preziosi, il vetro della porta d’ingresso, messo tutto sottosopra, continuando a inveire e minacciarmi davanti al personale e alla mia compagna”, ha proseguito.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 luglio, 2026

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