Viterbo – “Tra le vittime di Ubaldo Manuali una ex fidanzata, drogata perché non voleva essere ripresa”. Emergono particolari sulla “carriera” di presunto stupratore seriale di donne intercettate sui social del netturbino sotto processo a Viterbo. “Ho la coscienza pulita io”. Così ha risposto l’imputato ai microfoni di Quarto Grado, le cui telecamere lo hanno immortalato mentre usciva dal tribunale di via Falcone e Borsellino dopo una delle udienze del processo assieme ai difensori Tiziana Ronchetti e Fabio De Luca. Come è noto, tra il 2022 e il 2023, avrebbe narcotizzato, violentato e filmato le sue vittime, inviando video e immagini agli amici come un trofeo. Ma la sua “carriera” sarebbe cominciata nel 2019. E tra le vittime ci sarebbe anche una ex fidanzata.
Viterbo – Ubaldo Manuali con i difensori Tiziana Ronchetti e Fabio De Luca all’uscita del tribunale
Solo una delle tre vittime parti civili al processo di Viterbo la mattina successiva avrebbe avuto dei sospetti, denunciandolo il 16 gennaio 2023, mentre le altre due non se ne sarebbero nemmeno accorte. Accusato di violenza sessuale plurima, avrebbe colpito almeno tre volte quattro mesi: il 25 settembre 2022, il 10 dicembre 2022 e il 15 gennaio 2023.
I legali del netturbino 59enne di Riano, agli arresti domiciliari da settembre su richiesta del pm Michele Adragna, sono convinti di poter provare che non si sia trattato di rapporti sessuali rubati ma che le presunte vittime fossero in realtà consenzienti. E per questo hanno scelto di proseguire col rito ordinario, dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato della procura di Viterbo, invece di ricorrere a riti alternativi come il patteggiamento o l’abbreviato, che in caso di condanna prevedono lo sconto di un terzo della pena. Il processo si è aperto il 6 febbraio.
Curiosamente in occasione dell’udienza di martedì scorso Manuali ha preferito sedere tra il pubblico, in mezzo ai giornalisti, piuttosto che al fianco dei suoi avvocati. A proposito di stampa, “parlo quando finisce tutto”, ha risposto mentre lasciava il palazzo di giustizia del Riello ai cronisti di Rete 4 che gli chiedevano un commento, come ricorda Marco Carta su Repubblica.
Dopo avere ascoltato le tre vittime al centro del procedimento in corso a Viterbo – una donna di Mazzano Romano, una di Alatri e una di Capranica – il 9 aprile è stata la volta del superconsulente informatico Cristian Franciosi, durante la cui deposizione è emerso che all’interno dello smartphone dell’imputato ci sono anche immagini di altre donne e che nei suoi confronti c’è un altro procedimento penale pendente a Roma.
Questo venerdì qualche dettaglio in più è stato rivelato dal cronista Giulio Pinco Caracciolo dell’edizione romana del Messaggero, secondo cui presunta vittima sarebbe una ex fidanzata di Manuali e la pm Eleonora Fini della procura di Roma avrebbe chiesto il rinvio a giudizio del 59enne, che dovrà presentarsi davanti al gup il prossimo mese di settembre. Secondo Quarto Grado la donna sarebbe stata addormentata “solo perché non voleva essere ripresa”, mentre le “perversioni” sarebbero iniziate nel 2019, quando Manuali aveva 55 anni.
Quarto Grado parlava nella puntata del 5 aprile di Manuali come “uomo dalla doppia vita, netturbino di giorno e seduttore nel tempo libero”, secondo la definizione degli amici del bar di Riano, coi quali lo “stallone italiano”, il “playboy”, l’autoproclamato “sosia di Keanu Reeves”, si sarebbe vantato delle sue “conquiste”, condividendo con un paio di loro – lui che era riuscito nel tempo a strappare qualche comparsata davanti alle telecamere – a luci rosse della durata di un minuto e 16 secondi e di quattro minuti e cinque secondi girati col cellulare mentre faceva sesso con la donna di Capranica e quella di Alatri, seminude e soprattutto semincoscienti.
Silvana Cortignani
Quarto Grado – La doppia vita di Ubaldo Manuali
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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