Blitz interforze contro mafia turca – Gli arrestati in questura – Nel riquadro Giorgio Meschini
Viterbo – (sil.co.) – Non era passata inosservata a Bagnaia la presenza di un super sorvegliato agli arresti domiciliari, guardato a vista da polizia, carabinieri e guardia di finanza in via Cardinal G. Francesco de Gambara. In seguito al blitz interforze scattato all’alba di questa mattina si sa che a finire in carcere è un presunto boss della mafia turca, il quarantenne Baris Boyun, in Italia dal 2022, mentre sono 18 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal tribunale di Milano. Dieci nella Tuscia. In carcere anche le sue due donne, un viterbese e sei turchi tra Vetralla, Montefiascone, Tuscania e Nepi.
Blitz interforze contro mafia turca – Gli arrestati in questura
In carcere, come è noto, è finito anche un viterbese, Giorgio Meschini, 31 anni, residente sulla Cassia Sud. All’interno dell’organizzazione avrebbe avuto il ruolo di autista.
In pratica avrebbe fornito supporto logistico, trasportando gli associati ed assistendoli negli spostamenti “necessari” e funzionali alle esigenze sull’intero territorio nazionale. Avrebbe, ad esempio, accompagnato la moglie di Boyun dall’aeroporto di Crotone presso l’abitazione del Boyun agli arresti domiciliari nonché assistito Cancin Friki Faith, Gultepe Tolga, Akarsu Kerem, Demir Bayram e Aytekin Cemil, mettendo “ a disposizione” l’autovettura a lui in uso ed intestata alla madre per il trasporto di armi e denaro illecito.
Ci sono poi i “turchi viterbesi”: Ahmet Durmus, 37 anni, e Firat Cogalan, 29 anni, residenti a Vetralla; Bayram Demir, 32 anni, residente a Nepi; Caglar Senci, 28 anni, residente a Tuscania; Friki Faith Cancin, 42 anni, e Kerem Akarsu, 24 anni, dimoranti a Montefiascone. A Vetralla, inoltre, sarebbero state acquistate in concessionaria autovetture pagate con denaro di provenienza illecita.
Meschini e il 28enne di Tuscania Senci, in concorso tra loro e con Boyun Baris, lo scorso 25 marzo, avrebbero portato illegalmente armi occultate sotto i sedili di una vettura Honda Crv con targa svizzera, che descrivevano “…tantissimi, lunghi, guarda, Ag, Mg, ho preso anche proiettili perforanti, altro che blindati ormai, sarà tutto storia…”.
Sempre Meschini, assieme ad altri indagati, tra gennaio e marzo avrebbero sostituito e trasferito attraverso il circuito Awala-Token al fine di occultarne la provenienza illecita una somma in contanti di 30mila euro, consegnati in contanti in tre tranches a mani di un avvocato di Milano e di uno di Bologna, indagati a piede libero. L’11 marzo, ad esempio, Meschini e due associati, sempre attraverso il circuito Token, su indicazione di Boyun, avrebbero ritirato ulteriori 11mila euro di provenienza illecita, di cui 10mila portati da a uno dei due legali.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di detenzione e porto abusivo di armi anche clandestine e traffico internazionale di armi, favoreggiamento immi-grazione clandestina, omicidi, stragi, traffico di sostanza stupefacente, riciclaggio, falsificazione di documenti di identificazione, ricettazione ed autoriciclaggio. “In particolare – si legge nell’ordinanza del gip – costituivano promuovevano e organizzavano sul territorio italiano un’associazione criminale collegata ad altre straniere sparse sul territorio europeo a mo’ di cellule stabilmente radicate parte in Italia (tra Milano, Alba, Asti, Crotone, Vetralla) parte in Germania, Olanda, Francia, Svizzera, Belgio, Croazia, Slovenia, Kosovo, Bulgaria tutte collegate tra loro in grado di supportarsi logisticamente soprattutto garantendo armi uomini e mezzi di ogni tipo”.
Il presunto boss Baris Boyun
Si parla di armi di vario genere e calibro sia comuni sia da guerra e autovetture anche blindate e ricettate da reato tutte dotate di imboschi per occultare le armi. “Boyun dice che il caricatore è dietro il portaoggetti della macchina, quindi dice di smontare il portaoggetti e di recuperare il caricatore”, si sente in una intercettazione.
Boyun Baris “il fratello maggiore”, sarebbe stato il capo indiscusso, il boss che coordinava l’intera attività criminale del gruppo italiano e dei gruppi criminali (cellule) sparsi sul territorio europeo assistito costantemente ed alternativamente dalla moglie 31enne Boyun Ece e dalla compagna 37enne Buyukkaplan Ozge con le quali avrebbe condiviso “il suo credo politico”nonché da Ahmet Durmus, il 37enne di Nepi, altra persona a lui particolarmente devota. Le donne avrebbero fatto propaganda tra gli associati delle sue esortazioni alla violenza ed alla guerra armata.
In Italia le basi logistiche dell’organizzazione, recuperando b&b e hotel dove soggiornare e adoperandosi per trovare i luoghi dove Boyun detenuto agli arresti domiciliari ha dimorato, assicuarandogli il massimo dell’assistenza, aprendo conti correnti e procurando il denaro fatto venire dall’estero tramite circuito Western Union necessario per “garantire” la permanenza sul territorio italiano.
L’elenco degli indagati per cui il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere:
1. AKARSU Kerem
2. AYTEKIN Cemil
3. BINGOL Okan
4. BOYUN Baris
5. BOYUN Ece
6. BURULDAY Abutalip
7. BUYUKKAPLAN Ozge
8. CANCIN Friki Faith
9. COGALAN Firat
10. DEMIR Bayram
11. DURMUS Ahmet
12. GULTEPE Tolga
13. KERTLEZ Onal
14. MESCHINI Giorgio
15. OZCAN Serkan
16. SAHIN Emrah
17. SENCI Caglar
18. SIMSEK Sinan
Risultano inoltre indagati:
19. BUONDONNO Antonio
20. MURGO Matteo
– Blitz interforze nella Tuscia, finisce in carcere presunto boss della mafia turca
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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