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Delitto a Mammagialla - Nel frattempo hanno sporto denuncia contro l'istituto di pena - Per la chiusura delle indagini manca la relazione del medico legale che ha fatto l'autopsia su Alessandro Salvaggio

Detenuto strangolato in carcere dal compagno di cella, vedova e figli aspettano il processo all’omicida

di Silvana Cortignani
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Alessandro Salvaggio

Alessandro Salvaggio

Omicidio Salvaggio - L'avvocato della famiglia, Giacomo Luca Pillitteri

Omicidio Salvaggio – L’avvocato della famiglia, Giacomo Luca Pillitteri

Viterbo – Detenuto strangolato a Mammagialla pochi giorni prima di Natale, a distanza di sei mesi non sono ancora chiuse le indagini per la morte di Alessandro Salvaggio.

Alessandro Salvaggio è il 49enne siciliano di Barrafranca, in provincia di Enna, che a Viterbo stava scontando una condanna per evasione, ucciso dal compagno di cella Tsvetkov Krasi- mir Ilyianov poco dopo le 22 dello scorso 19 dicembre. 

La vedova e i figli della vittima. che come si ricorderà hanno sporto denuncia contro il “Nicandro Izzo” di Viterbo, sono in attesa che venga fissato il processo all’omicida e di sapere se ci sono responsabilità del carcere nella tragica scomparsa del proprio caro.

“Fino a pochi giorni fa non risultava ancora trasmessa alla procura la relazione del medico legale che ha effettuato l’autopsia su incarico della procura. La consulenza, peraltro, è fondamentale anche per il prosieguo giudiziario dell’altro fascicolo d’indagine, ovvero quello scaturito dalla denuncia-querela presentata dalla famiglia della vittima nei confronti dell’istituto di pena”, spiega l’avvocato Giacomo Luca Pillitteri del foro di Enna, che assiste i figli di Salvaggio e la vedova Lucietta Carnazzo.

Secondo indiscrezioni, l’autopsia avrebbe rivelato che sul collo del marito c’era un solco mentre sul suo corpo e su quello dell’aggressore nessuna ferita. “Mi sembra strano che l’assassino di mio marito lo abbia strangolato con una corda perché all’interno della cella non dovrebbero esserci di regola”, ha sottolineato la moglie nella denuncia.

Nessuno si sarebbe accorto di nulla. Ma sembra che il compagno di cella, Tsvetkov Krasi- mir Ilyianov, qualche giorno prima, avesse preso a calci gli armadietti e le porte senza apparente motivo. “Ma nessuno lo ha spostato in una cella di isolamento o lo ha monitorato”, sottolinea l’avvocato Pillitteri.

“È inaudito – dice il legale della famiglia – che un detenuto che sconta la propria pena in carcere, e che prima di essere tale è un individuo, un cittadino e un marito, un padre, un figlio, non debba ricevere da parte degli organi preposti al controllo e alla gestione dell’istituto una minima tutela della propria salute e della propria incolumità e debba pagare con la vita il frutto di errate scelte organizzative e gestionali”.

“Con la famiglia – conclude Pillitteri – auspichiamo che la morte di Alessandro Salvaggio accenda un faro sulla drammatica situazione delle carceri italiane e sui detenuti reclusi troppo spesso dimenticati e costretti a delle condizioni di vita indicibili”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 luglio, 2024

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