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Bilanci - Giustizia - Intervista al procuratore capo Paolo Auriemma

“Violenza di genere, l’istituzione di un gruppo di magistrati specializzato ha dato i suoi frutti…”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – “Un anno di impegno e risultati per la giustizia nella Tuscia…”. Il procuratore capo, Paolo Auriemma, chiude l’anno con un bilancio dell’azione giudiziaria sul territorio, evidenziando successi rilevanti e aree ancora da potenziare. “Proprio il contrasto alla violenza di genere è particolarmente indicativo della fruttuosa sinergia tra la procura e tutti gli operatori del territorio”, afferma Auriemma, sottolineando l’efficacia di strumenti come i codici rossi e il braccialetto elettronico nel rafforzare la fiducia delle vittime nelle istituzioni. Il bilancio tocca temi centrali come la lotta allo spaccio, la sicurezza pubblica e la gestione delle emergenze, evidenziando al contempo criticità come il ruolo insufficiente delle strutture Rems nella prevenzione di gravi delitti. Un resoconto che sottolinea i progressi compiuti e invita a riflettere sulle sfide future per la giustizia nella Tuscia.

Paolo Auriemma

Paolo Auriemma


Con l’attivazione dei codici rossi e l’applicazione di misure deterrenti e preventive come il braccialetto elettronico, la situazione sul fronte delle violenze di genere è migliorata, le vittime sono più propense ad affidarsi alla giustizia e denunciare?
“Proprio il contrasto alla violenza di genere è particolarmente indicativo della fruttuosa sinergia tra la procura e tutti gli operatori del territorio che si sono dimostrati particolarmente sensibili e attenti al fenomeno.

L’ufficio si è dotato di misure organizzative particolarmente efficaci tra le quali l’istituzione di un gruppo di magistrati specializzato che opera in costante collegamento con tutti i soggetti coinvolti, dirigendo le indagini in modo tale da garantire tempestività e incisività in funzione di un corretto esercizio della azione penale.

Il numero dei fascicoli iscritti e il numero delle misure cautelari dimostra che le vittime nutrono fiducia nelle Istituzioni che vagliano con equilibrio tutte le denunce e le situazioni portate alla propria attenzione. Sotto questo profilo, bisogna anche evidenziare che questa nuova sensibilità per il fenomeno della violenza di genere ha comunque portato in limitati casi a una lievatazione del contenzioso familiare, talora sfociato anche in denunzie infondate. Le misure organizzative messe in campo e la capacità investigative della polizia giudiziaria, che si sempre più specializzata per fronteggiare il problema, hanno consentito, anche in questi casi, di pervenire a richieste di archiviazione in tempi ragionevolmente rapidi”.

Tusciaweb Academy - Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma


Gli investigatori,  coordinati dai suoi sostituti hanno risolto in tempi record gravi delitti come l’omicidio di Norveo Fedeli nel 2019, di Salvatore Bramucci nel 2022 e il recente omicidio a Caprarola di Renzo Cristofori. In quest’ultimo caso, l’assassino è un giovane socialmente pericoloso che avrebbe dovuto stare in Rems…
“Si tratta di omicidi molto diversi tra loro, maturati per motivazioni opposte. Nel caso di Bramucci -secondo la nostra ricostruzione- si è trattato di un’esecuzione programmata e sorretta da ragioni di lucro, la cui ricostruzione ha richiesto un’attività di indagine accurata ed approfondita. Nel caso del Cristofori, invece, viene in evidenza il fallimento del sistema preventivo messo a disposizione dalla normativa vigente. Le Rems realizzate, in concreto, non sono in grado di soddisfare la domanda di ricoveri di persone affette da patologie e socialmente pericolose e non sono conformate in modo tale, anche nei casi in cui si riesca a farne ricorso, da garantire appieno la salvaguardia delle esigenze di prevenzione. Viene in mente, a tal proposito, un altro omicidio, più risalente, in cui il fallimento dell’istituto è emerso con evidenza, quello di Daniele Barchi, ucciso a Viterbo, nel maggio del 2018, da una persona teoricamente già collocata in una Rems”.

C’è poi stato il terribile omicidio del piccolo Matias, il bimbo di dieci anni ucciso tre anni fa dal padre a Vetralla, reso ancora più triste dal fatto che Mirko Tomkow, su richiesta della procura, era colpito da allontanamento e divieto di avvicinamento nonostante la mancanza di querela…
“In questo tragico caso la considerazione che viene da fare è che la misura dell’allontanamento della casa familiare (imposta per legge e dunque doverosa per la magistratura) può paradossalmente portare ad un aggravarsi della situazione. I soggetti affetti da una instabilità psicologica e di indole violenta, se sdradicati dal contesto familiare, possono (come nel caso di Tomkov) diventare pericolosissimi, delle vere e proprie mine vaganti, proprio perché disperati, senza più nulla da perdere. Sarebbe forse opportuno, in ottica legislativa, pensare, per tali persone, ad un sistema di assistenza sociale e psicologica gratuito, da affiancare alla misura dell’allontanamento, che potrebbe migliorare il presidio delle esigenze di controllo e prevenzione”.

Negli ultimi anni sembrano essere venuti meno i casi di corruzione nella pubblica amministrazione, mentre sembra essersi accresciuto tra i cittadini, specie nel capoluogo, l’allarme sicurezza. Si tratta di percezioni oppure è così?
“Ho sempre detto che per questo tipo di reati la collaborazione della collettività è fondamentale. Non si può pensare che fatti che generalmente avvengono in contesti estremamente riservati e confidenziali possano essere fronteggiati esclusivamente con strumenti di indagine tradizionali, come ad esempio le testimonianze o la documentazione amministrativa.

In questa ottica il depotenziamento di strumenti investigativi come le intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché, sul piano sostanziale, la abolizione di fattispecie di reato come l’abuso di ufficio non aiutano certamente alla emersione di fenomeni corruttivi”.

E per quanto riguarda l’allarme sicurezza…
“Per ciò che attiene all’allarme sicurezza sono del parere che Viterbo e la Tuscia rimangano comunque un’isola relativamente felice sebbene soprattutto la vicinanza con grandi città come Roma e perfino Napoli rendano vulnerabile il territorio alle incursioni di criminali non locali. Penso ad esempio a quante truffe si sono verificate, con modalità seriali, ai danni degli anziani, molte delle quali sono state sventate grazie al tempestivo intervento delle forze dell’ordine, alla prevenzione ed all’opera informativa dei media locali”.

C’è poi un allarme stupefacenti.
“Certo. Rimane l’allarme in materia di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti di varie tipologie, per il quale la procura di Viterbo ha massima attenzione come dimostra la recentissima operazione, assai proficua coordinata dal mio ufficio, che ha portato a risultati rilevanti. Ultimo segmento di tanta attività nel tempo svolta.
Ripeto spesso ai giovani delle scuole che vengono a conoscere il nostro lavoro, ed ora mi date la opportunità di ribadirlo pubblicamente, che quello che si considera un comportamento privo di un reale disvalore, quello di acquistare anche solo pochi dosi di sostanza stupefacente “leggera”, diviene un finanziamento a gruppi criminali che lentamente si radicato sul territorio. Quanto vorrei che questo che dico, e che abbiamo constatato sul territorio, portasse a una consapevole riflessione soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione, che è sana, ma purtroppo inconsapevole delle conseguenze di atteggiamenti davvero superficiali.
Se il tessuto sociale è sano come da noi e tale vuole rimanere, ognuno deve riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni e comportarsi perché la collettività cresca e migliori”.

Lei è in carica dal 16 aprile 2016, per cui ha avuto l’opportunità di conoscere e vivere il territorio. Un pregio e un difetto di Viterbo e dei viterbesi?
“La mia esperienza è stata particolarmente positiva. Sono stato accolto con simpatia e con volontà collaborativa. E ciò non solo da parte colleghi, che sono stati sempre un punto di riferimento tanto da diventare cari amici, e ciò ci ha permesso un leale e costruttivo confronto che ha stimolato – spero che questo lo si possa confermare da parte della collettività a cui si rivolge il nostro lavoro – una risposta di giustizia rapida d adeguata alle esigenze del territorio, ma anche da parte di tutte le istituzioni. In particolare voglio sottolineare la sintonia che si è creata con tutta la polizia giudiziaria con cui il dialogo professionale è stato sempre franco ed estremamente produttivo.
Ho, per altro questo è motivo di orgoglio e soddisfazione, l’appoggio e la simpatia della collettività a cui si è rivolto il mio lavoro e quello di chi ha lavorato come me”.

Un luogo del cuore nella Tuscia?
“Dovrei dividere il mio cuore in troppe parti perché tanti, davvero tanti, sono i posti che mi rimarranno per sempre dentro. Su tutti quelli dove ho sentito entusiasmo e gioia che si sono espressi in momenti di fraterna gioia condivisa. Un solo esempio, la festa di Santa Rosa dove tutti si sentono amorevolmente vicini”.

Silvana Cortignani


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2 gennaio, 2025

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