Papa Francesco è morto ieri mattina in Vaticano. Aveva 88 anni. L’ultimo atto di un pontificato che ha lasciato un’impronta profonda, nella Chiesa e fuori. Un’impronta fatta non solo di gesti – la rinuncia agli appartamenti pontifici, il viaggio tra i migranti, gli abbracci ai malati – ma soprattutto di parole.
Parole scelte con cura, scagliate come pietre o donate come carezze. Parole che hanno parlato al mondo con una semplicità spiazzante. Un papa che non ha teorizzato la dottrina ma l’ha raccontata con la lingua della vita.
Tutto cominciò il 13 marzo 2013, con cinque parole: “Fratelli e sorelle, buonasera”. Da quella loggia, dove gli altri si affacciavano con la tiara sul capo e il trono nel cuore, Jorge Mario Bergoglio si presentò al mondo con un tono pacato, dimesso, umano.
Poi la richiesta: “Pregate per me”, che divenne un ritornello del suo magistero. Nessuna autorità sacra ostentata, nessun potere rivendicato. Solo bisogno. Solo affidamento.
Tre giorni dopo, il 16 marzo, spiegò la sua idea di Chiesa: “Come vorrei una Chiesa povera per i poveri”. Non era uno slogan. Era un programma.
Fu lo stesso anno che, tornando da Rio de Janeiro, pronunciò una frase destinata a cambiare l’approccio pastorale della Chiesa contemporanea: “Se una persona è gay e cerca il Signore con buona volontà, chi sono io per giudicarla?” (29 luglio 2013).
Nel frattempo, aveva già visitato Lampedusa, l’8 luglio, lanciando uno dei suoi primi gridi d’allarme: “Abbiamo caduto nella globalizzazione dell’indifferenza”.
Un’altra pietra miliare arrivò con l’esortazione Evangelii Gaudium (26 novembre 2013): “Questa economia uccide”. Quella frase fece il giro del mondo. Parlava della finanza, ma anche di un mondo che scarta gli ultimi e idolatra il denaro.
Sempre in quel documento, un’altra frase divenuta bandiera: “Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità”.
E ancora: “Il tempo è superiore allo spazio”, “La realtà è superiore all’idea” – un’intera filosofia dell’agire.
Francesco fu il papa delle encicliche sociali. Con Laudato si’ (18 giugno 2015), diede al mondo cattolico un linguaggio nuovo per parlare della crisi ambientale: “La Terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia”.
Ma anche il papa dei silenzi e delle lacrime. Come a Lesbo, come ad Auschwitz. Come quando disse, in una messa: “Il Signore non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono” (17 marzo 2013).
E il papa dei migranti: “I poveri ci evangelizzano” – disse nel 2017. Dei giovani: “I vecchi sognano e i giovani profetizzano” (27 gennaio 2019).
Un pastore che pretendeva molto dai suoi: “Il pastore deve avere l’odore delle pecore” (28 marzo 2013). Che smascherava le ipocrisie interne: “L’ipocrisia è il linguaggio della corruzione” (2 ottobre 2014).
Fu anche il papa del dialogo. “La bontà di Dio non ha confini e non discrimina nessuno” – disse all’Angelus del 12 ottobre 2014. E della denuncia: “Chi è mafioso non vive da cristiano. Bestemmia con la vita il nome di Dio-amore” (15 settembre 2018, Palermo).
Nel 2020 firmò Fratelli tutti, l’enciclica sulla fratellanza umana. Lì c’era tutta la sua visione di un mondo pacificato non con la forza, ma con l’ascolto e il servizio.
Quando scoppiò la guerra in Ucraina, le sue parole furono chiare: “In Ucraina scorrono fiumi di sangue e di lacrime. Non è solo un’operazione militare, ma una guerra che semina morte, distruzione e miseria” (6 marzo 2022).
Fino al grido del 2023, a dieci anni esatti dal suo primo saluto: “La guerra è una sconfitta, ogni guerra è una sconfitta” (8 ottobre 2023).
Ora che Francesco non c’è più, restano le sue parole. Come roccia, come vento. Come invito continuo a non lasciarsi rubare la speranza.
Le frasi che hanno segnato il pontificato di papa Francesco
“Fratelli e sorelle, buonasera” – 13 marzo 2013
“Pregate per me” – 13 marzo 2013
“Come vorrei una Chiesa povera per i poveri” – 16 marzo 2013
“Il Signore non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono” – 17 marzo 2013
“Non abbiate paura della tenerezza” – 19 marzo 2013
“Abbiamo caduto nella globalizzazione dell’indifferenza” – 8 luglio 2013
“Chi sono io per giudicare?” – 29 luglio 2013
“Questa economia uccide” – 26 novembre 2013
“Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade…” – 26 novembre 2013
“Il tempo è superiore allo spazio” – 26 novembre 2013
“La realtà è superiore all’idea” – 26 novembre 2013
“La Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno” – 16 giugno 2013
“Il pastore deve avere l’odore delle pecore” – 28 marzo 2013
“L’ipocrisia è il linguaggio della corruzione” – 2 ottobre 2014
“La bontà di Dio non ha confini e non discrimina nessuno” – 12 ottobre 2014
“La Terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia” – 18 giugno 2015
“Il nome di Dio è misericordia” – 12 aprile 2015
“L’unico estremismo ammesso per un credente è quello della carità” – 17 maggio 2015
“Non si può essere cristiani a tempo perso” – 23 aprile 2018
“Chi è mafioso non vive da cristiano” – 15 settembre 2018
“I poveri ci evangelizzano” – 19 novembre 2017
“I vecchi sognano e i giovani profetizzano” – 27 gennaio 2019
“Chi prega non spreca parole, ama” – 9 maggio 2020
“Custodire il creato è custodire la vita” – 22 aprile 2020
“La pace non si costruisce con le armi ma con la solidarietà” – 3 ottobre 2020
“Fratelli tutti” – 4 ottobre 2020
“Ospitalità, estremismo e violenza non nascono da un cuore religioso: sono tradimenti della religione” – marzo 2021
“In Ucraina scorrono fiumi di sangue e di lacrime…” – 6 marzo 2022
“La guerra è una sconfitta, ogni guerra è una sconfitta” – 8 ottobre 2023
“La speranza è audace” – 3 aprile 2021












