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– “Salvaguardati l’ambiente e la storia della città”.
Benefici per la qualità della vita, l’ambiente e la sicurezza. Ma anche una città più ordinata, una pedonalità maggiore e monumenti liberi dalle macchine.
Wladimiro Boccali racconta i vantaggi della chiusura del centro storico. Il sindaco di Perugia è soddisfatto della scelta fatta. Una decisione che per il primo cittadino ha premiato ha migliorato la vivibilità e la qualità della città.
Quando è stato chiuso il centro storico?
“Il centro storico – dice Boccali – è stato chiuso negli anni ’80. Tuttavia i varchi elettronici hanno iniziato a funzionare dal 2002”.
Quanto è estesa la zona interessata alla chiusura?
“La zona a traffico limitato va da viale Indipendenza a piazza Grimana e via della Sposa. In sostanza, è stata tutelata l’area attorno alle mura della città e la chiusura è stata istituita solo in determinati orari.
Inizialmente, in inverno, dalle 2 di notte alle 13 del giorno successivo e la domenica chiuso solo fino alle 7 del mattino. L’estate la chiusura iniziava alle 22. Da un anno, l’orario è stato uniformato e la chiusura inizia a mezzanotte tutto l’anno e termina alle 13. La domenica è aperta dalle 7. Altre aree interdette alla circolazione in determinati orari sono corso Garibaldi (chiusa da mezzanotte alle 13) e via del Roscetto (chiusa da mezzanotte alle 16)”.
Ci sono stati ulteriori cambiamenti?
“Nel novembre 2010, è stato deciso, per regolare meglio il flusso di traffico nel cuore dell’acropoli, di chiudere l’accesso a piazza IV Novembre e corso Vannucci con un pilomat e cioè un dissuasore mobile a scomparsa. Il corso è chiuso dalle 10 del mattino per consentire, dalle 6 alle 10, il carico e lo scarico delle merci”.
Come hanno reagito i cittadini?
“Di fatto, le resistenze principali sono culturali. C’è sempre una certa difficoltà a far accettare il cambiamento, la novità. A modificare i propri comportamenti consolidati nel tempo. Tra l’altro, è più corretto parlare di centro storico aperto, considerando che le ore di chiusura sono fino al mattino.
Abbiamo, sempre, accompagnato la decisione da una forte azione di comunicazione e informazione, cercando di spiegare motivazioni e benefici. Faccio un esempio, a Corso Cavour, le resistenze sono state tante così come le richieste per non chiudere. La politica, però, non ha fatto marcia indietro. Oggi, a distanza di anni, quel tratto di città è tra i più frequentati con l’approvazione anche di chi si opponeva alla chiusura”.
Quali soluzioni avete proposto per superare le difficoltà?
“Le soluzioni proposte sono state quelle di tenere aperto il pomeriggio e parte della sera, garantendo il carico e lo scarico merci per i negozianti e la possibilità di fare richieste specifiche giornaliere”.
I residenti come hanno reagito?
“Bene. I residenti sono i principali beneficiari del provvedimento”.
All’atto pratico, se un residente dovesse chiamare l’idraulico, quali sarebbero i problemi per il transito.
“Il nostro regolamento permette a molte categorie di utenti di ottenere un permesso di accesso, che da quest’anno sarà a pagamento con una tariffa commisurata alla classe euro e alla massa a pieno carico del veicolo. Si tratta di residenti, artigiani e ditte, carico e scarico, studi professionali, stampa, invalidi, magistratura, pubblico interesse, veicoli diretti agli alberghi, asili nido, scuole materne ed elementari in ztl, dipendenti con orari disagiati, permessi rosa e genitoriali, agenzie immobiliari, pronto intervento, veicoli elettrici, istituti di credito e trasporto valori.
Nella fattispecie, se un residente deve chiamare l’idraulico, che può avere già il permesso come artigiano o ditta, che deve intervenire per un’urgenza può recarsi all’ufficio permessi, aperto dalle 7 del mattino. C’è una specifica norma del regolamento sui casi di necessità dove è previsto che per i transiti effettuati senza permesso, può essere richiesta autorizzazione a sanatoria, inviando comunicazione all’ufficio permessi, inderogabilmente entro 72 ore dal passaggio, riportante gli estremi e le motivazioni esatte dell’accesso.
I commercianti, invece, come l’hanno presa?
“Sostanzialmente, si sono adattati. Molti hanno compreso la finalità del provvedimento”.
Come funziona lo scarico delle merci?
“Da un punto di vista logistico, lo scarico delle merci è chiaramente garantito e regolamentato con ordinanze che prevedono fasce orarie, di mattina e di pomeriggio. La mattina non oltre le 10,30 tranne che per le merci deperibili e il pomeriggio di solito un’ora dalle 14.30 alle 15.30”.
Quali sono stati i vantaggi economici per la città?
“Più che di vantaggi economici, parlerei di benefici in ordine alla qualità della vita, all’ambiente e persino alla sicurezza. Avere un centro storico ordinato significa anche facilitare una pedonalità maggiore. E’ anche una questione di stili di vita e di cultura che deve cambiare. Le città soffocano e non è più immaginabile un transito non regolato nel centro storico. Sotto il profilo turistico, ma anche dell’impatto visivo del cittadino, la scelta ci ha premiati.
Vedere piazza IV Novembre con la sua Fontana Maggiore libera da macchine è uno scenario ancora più unico e suggestivo. E poi, Perugia è una città europea, in linea, dunque, con quanto accade oltre confine anche sotto l’aspetto della mobilità. Aggiungerei che, per alcune scelte, è persino all’avanguardia”.
Avete realizzato dei parcheggi per la chiusura del centro?
“Perugia è una città che dispone di una serie di parcheggi a corona del centro storico, scale mobili, ascensori e da qualche anno il minimetrò. Il sistema della mobilità pubblica è fatto anche di treni e bus. Abbiamo rimodulato il nostro sistema e ridisegnato anche i parcheggi, tutelando i residenti”.
Quale è stata la sua strategia per portare a compimento la chiusura del centro storico?
“L’obiettivo finale era quello di salvaguardare le persone, l’ambiente, la storia della città e permetterne una fruizione libera e piena. Ci siamo riusciti. Tante difficoltà, qualche aggiustamento lungo il cammino, ma anche la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta”.
E’ dunque soddisfatto?
“Soddisfatto – conclude Boccali -, anche se consapevole che ancora c’è da lavorare”.
Paola Pierdomenico
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