Marta – (sil.co.) – Croci e falli giganti sotto casa e bombe fai da te sul balcone della ex, ieri l’accusa ha chiesto una condanna a tre anni di reclusione per il solo reato di stalking e l’assoluzione dalle accuse di lesioni e violenza sessuale.
Il difensore Samuele De Santis
La sentenza è stata rinviata a febbraio, ma ieri con la discussione è giunto davvero al rush finale il processo davanti al collegio al cosiddetto “bombarolo” di Marta, ovvero il 64enne viterbese A.B., che, oltre a piazzare ordigni esplosivi sul balcone della ex e a disegnare croci nere e grossi falli sulle mura sotto casa, avrebbe anche violentato la vittima mentre c’era il figlio in casa.
Proprio in relazione alla presunta violenza sessuale, lo scorso 3 novembre è stato sentito l’ultimo teste del difensore Samuele De Santis, un consulente di parte, investigatore privato del capoluogo, secondo il quale, a causa di neve, ghiaccio, vento di buriana, tra il 25 e il 28 febbraio 2018 non c’erano le condizioni meteorologiche per andare da Viterbo a Marta a violentare la ex, che quindi non avrebbe detto il vero.
Il 64enne è finito a processo col giudizio immediato per lesioni, violenza sessuale e stalking, in seguito agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico scattati il 16 maggio 2018 per avere piazzato degli ordigni esplosivi sotto casa della ex e avere imbrattato i muri della palazzina popolare di Marta dove vive la donna con croci e falli enormi disegnati con la vernice nera. Parte civile una 49enne di origine romena, che ha chiesto la condanna per tutti i reati.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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