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Tribunale - Indagini della finanza durante l'inchiesta sfociata negli arresti di mafia viterbese

Gioielli riciclati nei compro oro del boss, Trovato difeso dalla storica commessa…

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Viterbo – (sil.co.) – Gioielli riciclati nei compro oro del boss. Giuseppe Trovato è stato difeso in aula dalla storica commessa, la stessa finita nei guai ai tempi di mafia viterbese, secondo cui i preziosi acquistati venivano tutti fotografati e annotati nell’apposito registro. Fatti precedenti al periodo in cui l’imputato avrebbe cercato di ottenere l’esclusiva a forza di attentati e intimidazioni ai negozi concorrenti. 


Mafia viterbese - Uno dei compro oro presi di mira dal sodalizio (nel riquadro Giuseppe Trovato)

Mafia viterbese – Uno dei compro oro presi di mira dal sodalizio (nel riquadro Giuseppe Trovato)


Il processo per evasione fiscale e riciclaggio a carico di uno dei vertici di mafia viterbese, presente in video collegamento dal carcere di Nuoro, dove sta scontando al 41bis la condanna definitiva a 12 anni e 9 mesi, è ripreso ieri con la testimonianza della 38enne che fu arrestata il 25 gennaio 2019 nell’ambito dell’operazione Erostrato, processata per associazione mafiosa e quindi diventata l’unica ad essere stata assolta con formula piena da tutte le accuse. 

“Sono stata dipendente di Trovato dal 2014 al 2019, lavoravo presso l’agenzia di via Garbini, mentre Trovato gestiva direttamente viale Baracca e la compagna il compro oro di via della Palazzina”, ha spiegato, dicendo che era “solita fotografare tutti gli oggetti e compilavo il registro con la grammatura e l’equivalente in denaro. Non so chi fosse il commercialista nel 2013, posso dire che Trovato veniva spesso in negozio e che quando c’era si occupava anche dei clienti”.

I gestori, per la cronaca, sono tenuti a identificare i clienti, tramite documento d’identità, nonché a fotografare i preziosi venduti, pagati in contanti se entro la soglia dei 500 euro. La ex commessa è stata l’ultima testimone del processo, rinviato solo per la discussione e la sentenza. Trovato è difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, ieri sostituito davanti al collegio da Luca Ragonesi. 

Le indagini della guardia di finanza risalgono al 2018, nel pieno dell’inchiesta sfociata nei 13 arresti di mafia viterbese. Nel corso del processo è emerso che in cinque anni, a partire dal 2013, sarebbero stati riciclati almeno 4 chili e 250 grammi di gioielli nei tre compro oro del boss. Erano nel capoluogo le sedi operative della società, la cui sede legale era invece a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, dove lo “zio” è nato mezzo secolo anni fa.

Tra il 2013 e il 2018, secondo gli accertamenti della finanza, Trovato avrebbe acquisito circa 98mila euro di preziosi – sotto la soglia dei 100mila euro secondo la difesa – le cui schede-cliente sono risultate mendaci. Preziosi nel frattempo fusi, che per gli investigatori sarebbero stati di provenienza illecita.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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10 febbraio, 2026

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