Viterbo – Nei negozi di compro oro del boss, ai tempi di mafia viterbese, sarebbero passati oltre 4 chili di gioielli rubati e riciclati in cinque anni. Per l’accusa, inoltre, avrebbe evaso 100mila euro.
Il boss è nella fattispecie Giuseppe Trovato, in carcere da oltre cinque anni ma tuttora alle prese con uno dei processi scaturiti dalla maxi inchiesta “Erostrato”, coordinata dalla Dda di Roma, sfociata nel blitz del 25 gennaio 2019, quando furono messi a segno dai carabinieri i tredici arresti che sgominarono il sodalizio criminale italo-albanese che per due anni, tra il 2017 e il 2018, ha messo Viterbo letteralmente a ferro e fuoco.
È ripreso martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli il processo che vede imputato di evasione fiscale e ricettazione, nelle sue vesti di (ex) imprenditore, il 47enne calabrese originario di Lamezia Terme che, quando finì in manette, viveva a Viterbo da una ventina di anni ed era titolare di tre negozi di compro oro.
Trovato è comparso davanti ai giudici in videoconferenza dal carcere di Nuoro, dove è ristretto al 41 bis per scontare la condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso, assistito dall’avvocato viterbese Luca Ragonesi in sostituzione dello storico difensore di fiducia Giuseppe Di Renzo. L’indagine porta la firma della guardia di finanza e riguarda il periodo dal 2013 al 2018.
Al centro del processo le attività dei suoi tre compro oro di via della Palazzina, via Garbini e via Cavour, passate al setaccio dalla fiamme gialle, in concomitanza con l’inchiesta dell’antimafia. Secondo la finanza, il boss avrebbe compiuto “operazioni tali da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei beni”, attraverso false compilazioni o annotazioni sui registri per le ispezioni delle autorità di pubblica sicurezza.
Durante l’ultima udienza è stato sentita ancora una testimone della lista del pubblico ministero, la quale ha confermato di avere effettuato lei quattro vendite su cinque, di orecchini di famiglia, disconoscendone per l’appunto una, da 800 euro. Già in passato erano stati sentiti clienti che hanno venduto gioielli e preziosi a più riprese nei compro oro di Trovato senza completare le schede, che poi sarebbero state riutilizzate a fini illeciti dall’imputato.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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