Viterbo – E’ l’anno di Leonardo Michelini e di un centrosinistra che seppure allargato, dopo venti anni conquista palazzo dei Priori, con la benedizione di Giuseppe Fiorni. Prima l’ex presidente Coldiretti si aggiudica le primarie battendo Francesco Serra e Raffaela Valeri, suoi antagonisti, dopo che Massimiliano Capo si era ritirato dalla competizione prima ancora di cominciare.
E’ l’anno delle infinite campagne elettorali, Politiche, Regionali e ovviamente Comunali. L’anno delle buche coperte coi palloncini, della città abbracciata e di tutte le iniziative che consentono a Viva Viterbo di Filippo Rossi di arrivare al 13% e di allearsi con Michelini per il secondo turno. Nonostante la coalizione di centrosinistra sia stata uno dei suoi bersagli preferiti.
E’ l’anno della batosta che i viterbesi assestano a Giulio Marini. Non bastano i 13 milioni e passa di progetti Plus portati nel capoluogo, in progetti a valle Faul e non solo.
Il centrodestra perde il comune. Ma un po’ anche lo vince, visto che con Michelini si schiera tutta una serie di personaggi fino a poco prima politicamente posizionati da quelle parti: Raffaela Saraconi, Maurizio Tofani, Chicco Moltoni, Goffredo Taborri, ma anche con l’appoggio indiretto di chi non si è candidato, come Rodolfo Gigli, l’ex assessore Massimo Fattorini e il suo collega Sandro Zucchi. In giunta oggi c’è la figlia Alessandra.
Governa Michelini e farà come promesso in campagna elettorale, della cultura uno dei tratti distintivi. Forse non nel modo che s’immaginava. Dagli spettacoli a Ferento passando per il festival delle luci, la mostra di Sebastiano del Piombo e il convegno sullo sport, di cultura si è parlato più che altro per le polemiche successive all’assegnazione.
Dopo mesi il primo cittadino illustrerà in consiglio le linee guida, di solito prassi riservata alla seduta d’insediamento e dei tanti punti, se qualcosa si sta muovendo è legata al centro storico e ai primi provvedimenti per le fontane, le piazze e la viabilità Eppur si muove.
E se in comune arriva Michelini, in regione il dopo Polverini si chiama Nicola Zingaretti. Con lo stesso schema che mesi dopo si ripeterà a Viterbo: centrosinistra che scalza il centrodestra.
Enrico Panunzi entra in consiglio per il Pd, ma ce la fa anche Daniele Sabatini per il Pdl e Silvia Blasi del Movimento 5 stelle, oltre a Riccardo Valentini, nel listino del presidente.
Con le elezioni, a Viterbo il 2013 è tutta una processione di politici.
Due volte per Beppe Grillo, ma anche l’ex premier Mario Monti, Angelino Alfano, Massimo D’Alema.
Cinque onorevoli e un senatore, invece, è il conteggio dei parlamentari eletti alle Politiche (non) vinte da Bersani: Donatella Ferranti, Giuseppe Fioroni, Alessandro Mazzoli e Alessandra Terrosi, tutti alla Camera e tutti del Pd, quindi Massimiliano Bernini del Movimento 5 Stelle, sempre alla Camera e Ugo Sposetti (Pd) al Senato.
Ma per cinque che ce la fanno, la lista di chi rimane fuori dal Parlamento è lunga e comprende la ex senatrice Laura Allegrini, poi entrata in provincia come consigliera, Piero Camilli, Francesco Battistoni e Alessandro Cuzzoli.
Escono di scena, non ricandidandosi in Regione, Rodolfo Gigli, che vede il suo ex delfino Gianmaria Santucci lasciare l’Udc e candidarsi a sindaco con Fondazione, quindi Giuseppe Parroncini, così come in comune Giancarlo Gabbianelli, dopo cinque anni da presidente del consiglio.
La sconfitta del centrodestra a palazzo dei Priori lascia fuori molti ex assessori, fra cui Paolo Muroni o Enrico Maria Contardo, mentre per Mauro Rotelli è stata l’ultima volta da consigliere comunale. Decide di non ricandidarsi Scompare, ma solo da Viterbo, Ugo Sposetti, con la fine dall’amministrazione Marini.
In provincia non si è votato, ma palazzo Gentili ha comunque trovato il modo per tutto il 2013 di rimanere sulle cronache politiche, con gli infiniti mal di pancia fra i partiti di maggioranza, i mesi passati nel tentativo d’eleggere il presidente del consiglio Bigiotti, le continue richieste di rimpasti, l’assessore Simeone che deve lasciare perché candidandosi alle Regionali è venuta meno la fiducia che riponeva in lui il presidente, la reggenza di Ambrosini, fino al rimpasto estivo.
L’ultimo, ma solo in ordine di tempo.
E’ stato l’anno in cui il trasporto della Macchina di santa Rosa ha ottenuto il riconoscimento Unesco, festa grande per la politica e non solo, l’anno del ritorno di Forza Italia, che nella Tuscia ha visto aderire in comune tutto il gruppo ex Pdl, capitanato da Giulio Marini, mentre in provincia è accaduto l’esatto contrario, tutti compatti con Alfano e il suo Nuovo centrodestra, che fra i primi sostenitori vede il consigliere regionale Daniele Sabatini, cui poco tempo dopo si unisce Andrea Scaramuccia, in arrivo dalla Destra di Storace.
E’ l’anno del congresso Pd. Ampiamente vinto da Andrea Egidi, con l’appoggio di Giuseppe Fioroni. Idillio che dura poco e l’esito delle primarie assegna anche a Viterbo una netta vittoria a Matteo Renzi.
Nell’anno dell’exploit del Movimento 5 stelle alle Politiche e un po’ meno alle Comunali, con una voglia sempre più forte di una politica che rompa coi vecchi schemi, Antonio Fracassini se n’è andato.
Assessore comunale, consigliere e ultimamente in giunta in provincia, con decenni di attività alle spalle è stato un politico molto più “nuovo” di tanti suoi giovani colleghi. Se ne sentirà la mancanza, anzi, già si sente.
Giuseppe Ferlicca
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