Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Economia - Il rettore dell'Università della Tuscia traccia un bilancio dell'anno trascorso guardando con un po' di ottimismo al futuro

Un 2014 difficile, ma con un pizzico di fiducia in più

di Alessandro Ruggieri - Economista - Rettore dell'Università della Tuscia
Condividi la notizia:

Alessandro Ruggieri

Alessandro Ruggieri 

Viterbo – Il 2013 è forse stato l’anno peggiore di questa lunga crisi che sta attanagliando l’economia, tanto più sentita perché tocca nel profondo i cittadini, i risparmi, i consumi.

Le previsioni economiche complessive, sulla base degli studi delle più importanti istituzioni nazionali e internazionali (Banca d’Italia, Istat, Fondo Monetario Internazionale), ipotizzano un 2014 leggermente migliore dell’anno che sta finendo. Tuttavia sarebbe errato pensare che l’eventuale uscita dalla crisi ripristinerà un quadro economico di crescita e benessere simile a quello di alcuni anni fa.

Il contesto economico globale è ormai orientato verso una competitività sempre più marcata, che mette a forte rischio, in assenza di politiche industriali e del lavoro efficaci, la ripresa occupazionale, minata da molteplici fattori, quali l’elevato costo del lavoro, l’incapacità di investire sia pubblica che privata e le rivoluzioni tecnologiche in atto.

Tuttavia, in questo difficile contesto complessivo occorre sottolineare che una situazione analoga a quella che sta attraversando l’Italia esiste per tutti i paesi dell’Unione Europea, con la differenza che il nostro Paese, nonostante la crisi, rimane sempre tra le prime potenze economiche mondiali, esattamente al nono posto (dati Fondo Monetario Internazionale).

Una prima riflessione sul 2014 dunque deve partire dalla considerazione che l’economia italiana deve essere sempre più integrata con quella europea, condizione necessaria per competere nell’attuale contesto globale, senza subire però passivamente le scelte politiche dell’Europa, ma assumendo un ruolo protagonista, favorendo il rilancio delle politiche relative all’economia reale al fianco di quelle dell’economia finanziaria.

Sul fronte più specifico delle scelte produttive, una riflessione importante riguarda le peculiarità del Paese. A fronte del rafforzamento dell’economia legata ai servizi e al turismo, l’Italia possiede una forte base manifatturiera, nonostante la crisi e la chiusura di tante imprese.

Un dato deve fare riflettere: nel 2013 il surplus manifatturiero italiano con l’estero sfiorerà i 110 miliardi di euro, un successo conseguito da tutto il sistema produttivo (meccanica, mezzi di trasporto, moda, alimentare, mobili, ceramiche, articoli in plastica, in parte chimica e farmaceutica) e non solo da isolate nicchie del made in Italy.

Questo dimostra come l’industria italiana abbia avviato il percorso verso quello “sforzo di ristrutturazione, di innovazione e di modernizzazione” di cui ha parlato ultimamente il ministro dell’Economia Saccomanni, negando nei fatti le teorie secondo le quali il declino del sistema produttivo italiano è inevitabile.

Alcuni economisti recentemente (Fortis, Quadro Curzio), su quotidiani nazionali, hanno sostenuto, con dati e argomentazioni, come sul rafforzamento e sul rilancio dell’industria manifatturiera possa basarsi la ripresa economica del Paese.

Si tratta di una posizione condivisibile perché il sistema produttivo manifatturiero, ricco di tante eccellenze, tradizioni e tipicità, è ancora forte, sebbene molte imprese debbano necessariamente compiere un salto di qualità accrescendo le loro dimensioni, rafforzando il proprio patrimonio, investendo nella ricerca e nell’innovazione attraverso la collaborazione con università e centri di ricerca e cooperando nella costruzione di servizi comuni per entrare in nuovi mercati.

Tuttavia occorrono di pari passo interventi di politica economica e industriale che sostengano e spingano la domanda interna, perché oggi non è ancora sostenibile un’impresa che esporti tutto ciò che produce, svincolata dai sistemi locali e non adeguatamente supportata da supporti infrastrutturali e servizi efficaci.

Da questo punto di vista riemerge il ragionamento sul ruolo protagonista dell’Italia nell’Ue, per attuare politiche adeguate che non vedano trattato il nostro Paese, importante produttore-esportatore, al di là della giusta e ragionevole rigidità, come altri paesi non produttori. I dati dimostrano che l’Italia è uno dei soli 5 paesi del G-20 (assieme a Cina, Germania, Giappone e Corea) ad avere una bilancia commerciale manifatturiera strutturalmente in surplus.

I problemi del Paese, semmai, stanno nella incapacità di ridurre la burocrazia, di produrre un sistema normativo agile e soprattutto stabile e coerente, e meccanismi di imposizione fiscale più semplici, equi e con aliquote più basse, puntando a favorire soprattutto chi investe nella produzione, nella ricerca, nell’innovazione e nel lavoro, riducendo e tagliando tutte le forme di privilegio, palesi e occulte, e le rendite improduttive.

Da questo punto di vista la lotta all’evasione fiscale (che ad oggi, da alcuni studi Istat ha raggiunto i 275mila miliardi di euro, pari circa al 5% del P.I.L.) deve rappresentare un punto fermo, non solo con un’azione di contrasto ma anche con un improcrastinabile cambiamento culturale, e deve procedere di pari passo con la riduzione della pressione fiscale e contributiva.

Si prospetta anche per il 2014 un quadro difficile, è inutile negarlo, soprattutto per il lavoro e per le piccole imprese, perché le variabili in gioco sono numerose ed alcune indipendenti perché connesse a dinamiche globali non controllabili, ma, a prescindere dall’allentarsi della morsa della crisi, ci sarebbero le condizioni per un cambio di marcia e per un recupero di fiducia, ma questo potrà avvenire solo se si realizza un vero cambiamento culturale e un’azione congiunta e coerente, sempre più indispensabile, di tutti gli attori in gioco, valorizzando le peculiarità e le eccellenze non cancellate dalla crisi e utilizzando bene le risorse (poche) a disposizione.

 Alessandro Ruggieri
Rettore dell’Università della Tuscia


Condividi la notizia:
5 gennaio, 2014

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tramonto-sul-lago/