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Marta – Venti giorni fa passava dal carcere ai domiciliari, dopo otto mesi di permanenza a Mammagialla. Ora Oliviero Cherubini può tornare in libertà.
Il 34enne di Marta, arrestato due volte in un mese per droga nel giugno 2013, si è visto revocare la misura cautelare per decorrenza dei termini.
Merito dello stop alla legge Fini-Giovanardi: la normativa che annullava la distinzione tra droghe pesanti e leggere è stata stroncata a metà febbraio dalla Corte Costituzionale, con immediato ritorno alla vecchia legge Iervolino. In pratica: hashish e cannabis tornano a essere droghe leggere, le pene si alleviano, la prescrizione arriva prima e i termini di custodia cautelare si accorciano.
Effetti a catena di cui ha beneficiato Cherubini. Era l’unico rimasto in cella dopo la scarcerazione di massa dell’operazione “Drum”: il maxiblitz antidroga scattato a fine giugno 2013 con 60 arresti “naufragò” al tribunale del Riesame. I giudici romani annullarono l’ordinanza di custodia cautelare del gip Salvatore Fanti, che aveva spedito in carcere e ai domiciliari una sessantina di persone.
Cherubini, però, rimase a Mammagialla. Per il 34enne ritenuto il “ras” dell’operazione “Drum”, le manette erano scattate quindici giorni prima della retata antidroga. Il 7 giugno 2013 si consegnò spontaneamente ai carabinieri. Giorni prima, i militari di Marta avevano trovato oltre un chilo di hashish tra la sua macchina e l’agriturismo di famiglia. In quell’occasione finirono in arresto la fidanzata, il padre e una sorella di Cherubini, mentre il 34enne riuscì a far perdere le sue tracce per dieci giorni, fino al 7 giugno.
Il 25 gli veniva notificata in carcere l’ordinanza di custodia cautelare per la retata “Drum”. Un giro di droga milionario con possibilità di commercializzare anche stupefacenti di tendenza, come la nuovissima amnè: marijuana imbevuta di eroina e metadone. Sessantadue arrestati tra cui un carabiniere. E poi il nome di Oliviero, ricorrente nei 463 capi di imputazione. Una lunghissima serie di episodi di spaccio, molti dei quali in concorso con i familiari: la madre, il padre – nelle intercettazioni detto “Mozzicone” – e le due sorelle, tutti arrestati anche loro.
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