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Viterbo - Necrofori arrestati - Il gip Rigato descrive nell'ordinanza di custodia cautelare le prassi adottate per dirottare i servizi su alcune agenzie funebri

Tangenti per accaparrarsi i funerali, un “sistema rodato e consolidato”

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Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

La conferenza dell'operazione Anubi

La conferenza dell’operazione Anubi

Viterbo – Un “sistema rodato e consolidato” per accaparrarsi i funerali.

Il gip di Viterbo Francesco Rigato descrive in questi termini le tangenti ai necrofori dell’ospedale Belcolle.

Sui tre addetti alle camere mortuarie Carlo Eleuteri, Fabrizio Valeriani e Floriano Franklin Canela pendono duecento pagine di accuse pesanti. Corruzione, l’ipotesi di reato che li ha fatti finire agli arresti domiciliari. E nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip riepiloga tutti gli indizi a loro carico.

Si parla di “prassi”. “Tariffario fisso”. “Una sorta di protocollo non scritto ma costante” tra i necrofori e le agenzie funebri interessate dal procedimento. Sono una decina quelle travolte dall'”operazione Anubi”, per un totale di 37 indagati, compresi i necrofori. Gli unici finiti in arresto.

L’ordinanza parla di come Eleuteri, Valeriani e Canela sarebbero riusciti a “dirottare” i funerali sulle loro agenzie di fiducia. Quelle che, accettando di pagare, si prestavano al sistema.

50 euro a morto può sembrare una cifra irrisoria. Ma, tra una banconota e l’altra, secondo gli inquirenti, i necrofori sarebbero riusciti a mettere insieme all’incirca 1500 euro al mese ciascuno. Uno stipendio in più.

Le agenzie avrebbero accettato di buon grado di pagare il pedaggio: i vantaggi erano evidentemente superiori al disturbo di sborsare una sovrattassa. Secondo le indagini, gli impresari funebri che pagavano venivano messi a conoscenza di un decesso e, quindi, di un funerale imminente. Oppure riuscivano a ottenere la camera mortuaria più grande, o l’apertura anche prima degli orari prestabiliti. Con l’aiuto dei necrofori, insomma, accaparrarsi il funerale, dribblando la concorrenza, sarebbe stato molto più facile.

Il “sistema”, in pratica, conveniva a tutti. Tranne agli impresari funebri che rimanevano fuori dal giro e che, infatti, si sono mossi col direttore sanitario di Belcolle che, a sua volta, ha presentato l’esposto-volano delle indagini.

Del “sistema”, il gip parla in termini di “abitudine” e “consuetudine”. I filmati estrapolati dagli investigatori sono chiari: gli agenti funebri allungano banconote da 50 euro senza colpo ferire. Non c’è un accordo e non c’è esitazione. Il necroforo non chiede e l’impresario non parla. Semplicemente, uno dopo l’altro, gli indagati consegnano i soldi agli arrestati.

“Il privato – spiega il gip nell’ordinanza – è andato spontaneamente e in assenza di apparente costrizione a inserirsi in un sistema nel quale il mercanteggiamento dei pubblici poteri e la pratica della tangente risulta costante”. Il giudice scrive che non c’è traccia di costrizione, “mancando oltretutto lo stato di soggezione del privato stesso, che tendeva ad assicurarsi vantaggi illeciti, approfittando dei meccanismi criminosi e divenendo così anch’esso protagonista del sistema”.

Non c’è dubbio che i rappresentanti delle agenzie di pompe funebri sapessero come ci si doveva comportare al servizio di necroscopia dell’ospedale Belcolle. Ma in questo modo si sono resi complici. Per il giudice sono diventati a tutti gli effetti “parte del sistema”.


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15 maggio, 2014

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