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Operazione "Anubi" - Processo nel vivo dopo otto anni con la testimonianza del dirigente Cimarello

“Mazzette ai necrofori di Belcolle, furono le imprese funebri a denunciare”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – “Mazzette in camera mortuaria, furono le imprese funebri a denunciare i necrofori di Belcolle”. Quelle che si sentivano penalizzate.

E’ entrato nel vivo ieri con la testimonianza dell’allora direttore sanitario dell’ospedale Giuseppe Cimarello, in carica dal 2011 al 2015, il processo ai 15 imputati scaturiti dall’operazione “Anubi”, sfociata all’alba del 9 maggio 2014 nell’arresto dei tre necrofori in servizio alla morgue dell’ospedale.

Ci sono voluti otto anni. E nel frattempo gli imputati, dopo la morte di uno dei necrofori, sono scesi a quattordici.


Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Il passaggio di denaro


Morto Canela, restano 14 imputati 

Ai domiciliari finirono Floriano Franklin Canela, Carlo Eleuteri e Fabrizio Valeriani. Quest’ultimo in realtà soltanto un ausiliario, come chiarito dal difensore Marco Russo. Nel corso dell’udienza, inoltre, il reato è stato dichiarato estinto in seguito alla morte dell’imputato per Canela, il noto maestro brasiliano di capoeira deceduto lo scorso 29 gennaio a 70 anni.


Corruzione e concussione per induzione

Parte civile con l’avvocato Daniela Piccioni la Asl di Viterbo, sono imputati a vario titolo di corruzione in concorso e concussione per induzione, mentre il reato inizialmente ipotizzato dalla procura era induzione per costrizione: Carlo Eleuteri, 63 anni; Fabrizio Valeriani, 55 anni; Claudio Eleuteri, 30 anni; Enzo Bagni, 51 anni; Alfonso De Alessandris, 65 anni; Alessandro Cecchini, 50 anni; Francesco Pandolfi, 61 anni; Emiliano Pugliesi, 49 anni; Maurizio Fazioli, 54 anni; Mauro Balestri, 61 anni; Francesco Berna, 82 anni; Federico Piergiovanni, 32 anni; Luigi Palanca, 56 anni; Franco Gregori, 48 anni.


Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti


“Un giro d’affari da 40mila euro l’anno”

“Un giro d’affari da 40mila euro l’anno”, ha spiegato Cimarello, moltiplicando i 50 euro di mazzetta per ogni funerale per i circa 800 morti l’anno della camera mortuaria, tra i  circa 600 di Belcolle e i circa 200 di media portati da altri comuni. “I necrofori facevano un lavoro faticosissimo e lo facevno veramente bene, erano bravi”, ha sottolineato. 


“Soffiate” dal pronto soccorso 

Il caso è esploso nella primavera 2013, quando il direttore del personale Luca Guerrini disse a Cimarello di “rumors” relativi a una certa “confusione nella mance”, a favoritismi nell’assegnazione alle ditte degli “armadietti” e a presunte “indicazioni” dal pronto soccorso sui pazienti in di vita, per cui le agenzie funebri avevano chiesto una riunione senza i necrofori. 


“Furono fatti i nomi di Eleuteri e Canela”

“La riunione del 26 febbraio 2013 è stata dirompente, le imprese di onoranze funebri fecero i nomi di Eleuteri e Canela e si parlò di un sistena di dazioni di denaro che andava avanti da anni, tanto che chiesi alla segretaria di verbalizzare, informando tutti che avrei fatto i miei passi, avvisando Nas e carabinieri”, ha detto Cimarello.


Cinque dita con la mano aperta per dire 50 euro

Ci sarebbe stato anche un “gergo” ad hoc, come ricordato al teste dalla pm Paola Conti: il cenno della mano aperta indicando le cinque dita per dire 50 euro, oppure frasi come “pagare il caffè” e “fornire il saluto”. Cimarello, lì per lì, avrebbe creduto veramente che si trattasse solo di un caffè.

“Venne fuori che chi non pagava veniva messo in disparte. Le camere mortuarie, ad esempio, erano diverse, in parte ristrutturate e in parte no. Chi non pagava finiva in quelle più piccole e vecchie lungo il corridoio”.


L’operaio sospetto che metteva “luci”

“Come direzione, disponemmo soltanto, per questioni di imparzialità, che non venissero più assegnati gli armadietti. Non fu aperta invece un’inchiesta interna, perché l’inchiesta fu secretata per via delle intercettazioni. Anzi, gli indagati furono insospettiti quando venne un ‘operaio’ a mettere delle ‘luci’ sul soffitto”.


Marco Russo

L’avvocato Marco Russo


In cassaforte il registro delle salme

Se ne è parlato nel corso del contro esame da parte dell’avvocato Marco Russo, che difende Fabrizio Valeriani. “Il mio assistito era soltanto un ausiliario, uno dei 180 ausiliari di Belcolle, supplente dal 23 marzo 2008”, ha sottolineato il legale, parlando del registro delle salme custodito all’interno di una cassaforte, sul quale sarà sentito più diffusamente il direttore del personale Luca Guerrini.


“Ero convinto che Valeriani ne fosse fuori”

E’ emerso che Cimarello contava su Valeriani, in caso di misure cautelari che gli avrebbero “sguarnito” la camera mortuaria di due unità. “Ero convinto che Valeriani ne fosse fuori, fosse una bella persona, un bravo ragazzo, c’era un rapporto di fiducia. Mi dissero che era una persona irreprensibile, che aveva un ruolo marginale”, ha concluso il testimone, ribadendo il suo stupore. 


Raffica di udienze e testimoni

Dovranno esser sentiti ancora 9 testimoni dell’accusa, ai quali si aggiungono 15 testimoni delle difese, per un totale di 24 testi, più l’esame degli imputati. Il processo riprenderà il 2 novembre, per proseguire il 16 novembre, il 7 dicembre, il 18 gennaio, il 25 gennaio e il 15 febbraio. Sei le udienze per ora calendarizzate. Poi si vedrà il prosieguo. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 maggio, 2022

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