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Viterbo - Operazione Anubi - Il gip respinge la richiesta dei difensori di alleggerire la misura - Gli altri, dopo la scena muta all'interrogatorio, non avevano presentato istanze

Tangenti per i funerali, i necrofori restano ai domiciliari

di Stefania Moretti
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Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

La conferenza dell'operazione Anubi

La conferenza dell’operazione Anubi

Il comandante Giovanni Martufi

Il comandante Giovanni Martufi

Viterbo – Restano reclusi in casa i necrofori dell’ospedale Belcolle.

Il gip Francesco Rigato ha respinto la richiesta di alleggerimento della misura cautelare avanzata da uno dei tre addetti alla camera mortuaria, arrestati venerdì dai carabinieri del nucleo investigativo (fotocronaca – Il passaggio di denaro – video: I pagamenti – La Pm Conti:”Dieci agenzie funebri coinvolte”).

Da cinque giorni Carlo Eleuteri, Fabrizio Valeriani e Floriano Franklin Canela sono agli arresti domiciliari. Corruzione l’ipotesi di reato formulata dal pm Paola Conti, in un’inchiesta che, per molti versi, assomiglia a quella sul caro estinto, aperta dalla procura di Roma. Un fascicolo in cui, tra gli altri, risulta inquisito anche l’attuale commissario della Asl viterbese Luigi Macchitella. Ma questa è un’altra storia. 

Il business della morte a Viterbo non chiamerebbe in causa politici e dirigenti, come a Roma. Nel registro degli indagati sono finiti in 37: tre sono i necrofori agli arresti; gli altri sono per lo più titolari di agenzie funebri del capoluogo e della provincia, ma anche dell’hinterland romano.

Per tutti, l’accusa è quella di aver cercato di spartirsi il mercato della morte. Un sistema che avrebbe puntato a eliminare la concorrenza libera e leale, attraverso presunte microtangenti ai necrofori per accaparrarsi i servizi funerari. Sarebbero bastate 50 euro a morto allungate al necroforo di turno per aggiudicarsi il funerale. Chi pagava sarebbe stato messo in condizioni di svolgere un servizio migliore, potendo contare su una serie di “benefit”: dalla disponibilità della camera mortuaria più spaziosa, aperta anche prima degli orari previsti, fino alla vestizione completa del defunto, compito extra cui avrebbero pensato i necrofori. Così si facevano figli e figliastri tra le imprese funebri. Finché i figliastri non si sono ribellati. 

Su segnalazione di alcune agenzie che si lamentavano, nel settembre 2013 parte l’esposto del direttore sanitario Giuseppe Cimarello. E’ il primo input all’inchiesta del pm Paola Conti, seguita dal nucleo investigativo del capitano Giovanni Martufi. Un fascicolo che si nutre di intercettazioni. Telefoniche, ma soprattutto ambientali: sono le microcamere installate negli uffici dei necrofori a filmare i passaggi di denaro dalle agenzie funebri compiacenti. Per gli inquirenti, dalla “raccolta fondi” sotto banco gli arrestati avrebbero ricavato ciascuno 1500 euro al mese ciascuno. Uno stipendio in più.

L’operazione Anubi scatta il 9 maggio, con le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per i necrofori.

E’ il gip Rigato a firmare le duecento pagine di accuse contro i tre addetti alle camere mortuarie. Solo fornendo giustificazioni inappuntabili sulla loro innocenza i necrofori potevano aspirare a una revoca degli arresti domiciliari. Valeriani e Canela non ci hanno neanche provato. Davanti al gip, a tre giorni dall’arresto, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere pur di non arrampicarsi sugli specchi. Del resto, neanche questo potevano fare: gli avvocati aspettano ancora di leggere gli atti.

Diversa la strategia di Eleuteri, l’unico a raccogliere il confronto con il giudice, cui avrebbe detto di aver preso mance per mansioni extra, che esulavano dal suo ruolo di pubblico ufficiale. Ma non è bastato: il pm ha dato parere negativo alla scarcerazione e così il gip.

Ai necrofori resta solo la strada del ricorso al tribunale del Riesame. Oppure l’attesa.

Stefania Moretti


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14 maggio, 2014

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