Operazione Anubi – arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro
Viterbo – Business del caro estinto, è ripreso con la testimonianza dell’allora direttore del personale Luca Guerini il processo ai necrofori di Belcolle e ai titolari di agenzie funebri che avrebbero pagato mazzette di 50 euro per accaparrarsi i funerali dei morti dell’ospedale di Viterbo, all’epoca circa 700 l’anno, in cambio di 50 euro cadauno, versati dagli imprenditori del settore ai tre responsabili della camera mortuaria, per un giro d’affari stimato in 40mila euro di guadagni “extra” l’anno. Quattordici gli imputati.
Fu proprio Guerini a segnalare rumors sospetti al direttore sanitario del nosocomio Giuseppe Cimarello, il quale indisse una riunione con le agenzie, il 26 febbraio 2013, dalla quale emersero “caffè e saluti”, secondo il gergo utilizzato dai necrofori, “sempre più spavaldi e intraprendenti”, chiesti in cambio di agevolazioni come la vestizione dei cadaveri o l’allestimento delle sale, compresi i campanelli d’allarme in caso di “risveglio” del defunto e il mantenimento di una temperatura adeguata alla conservazione della salma. Chi non pagava “caffè e saluti”, sarebbe invece stato ostacolato.
“La caposala del pronto soccorso mi presentò un’infermiera la quale mi disse che ai genitori di un defunto erano stati chiesti 300 euro per spostare la salma. Una somma richiesta da uno dei tre necrofori arrestati il 9 maggio 2014 nell’operazione Anubi, Floriano Franklin Canela, nel frattempo deceduto. Gli altri due sono Carlo Eleuteri e Fabrizio Valeriani.
Ha insistito sulla rilevanza delle annotazioni dei necrofori sul “registro delle salme” l’avvocato Marco Russo, che assiste Valeriani, secondo il legale di una “precisione certosina”, un ausiliario prestato alla morgue e solo da poco effettivo, che si sarebbe lamentato con Guerini che qualcosa non andava. “E’ venuto un paio di volte a rappresentare criticità, io gli dissi di restarne fuori, di non sporcarsi”, ha confermato Guerini, che alla famosa riunione disse ai titolari delle pompe funebri che pagando erano corresponsabili di un reato e che avrebbero invece dovuto sporgere denuncia.
Un”tappabuchi” Valeriani, secondo la difesa. “Alla riunione dissero che i soldi venivano chiesto da due necrofori su tre, Canela e Eleuteri, mentre Valeriani era considerato da tutti una persona degna e vittima degli altri due operatori”, ha detto il testimone. “In seguito, però, rimasi deluso da Valeriani, quando dai filmati girati dagli investigatori con le telecamere nascoste ho scoperto che anche lui prendeva soldi dalle pompe funebri”, ha quindi sottolineato. “Una mancia dai parenti ci sta, altro sono 50 euro dagli imprenditori”, ha concluso Guerrini.
Si torna in aula il 16 novembre per sentite come testimoni i titolari delle agenzie funebri.
Silvana Cortignani
Corruzione e concussione per induzione
Parte civile con l’avvocato Daniela Piccioni la Asl di Viterbo, sono imputati a vario titolo di corruzione in concorso e concussione per induzione, mentre il reato inizialmente ipotizzato dalla procura era induzione per costrizione: Carlo Eleuteri, 63 anni; Fabrizio Valeriani, 55 anni; Claudio Eleuteri, 30 anni; Enzo Bagni, 51 anni; Alfonso De Alessandris, 65 anni; Alessandro Cecchini, 50 anni; Francesco Pandolfi, 61 anni; Emiliano Pugliesi, 49 anni; Maurizio Fazioli, 54 anni; Mauro Balestri, 61 anni; Francesco Berna, 82 anni; Federico Piergiovanni, 32 anni; Luigi Palanca, 56 anni; Franco Gregori, 48 anni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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