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Tribunale - Operazione "Anubi" - Ieri è scattata la prescrizione per 14 imputati - Tra loro due addetti all'obitorio dell'ospedale di Belcolle, mentre un terzo è deceduto

Mazzette alla camera mortuaria, pietra tombale sul processo a pompe funebri e necrofori

di Silvana Cortignani
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Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro


Viterbo – Business del caro estinto a Belcolle, prescritto il processo per le presunte mazzette pagate dalle pompe funebri ai necrofori per accaparrarsi “clienti” alla camera mortuaria dell’ospedale di Viterbo.

Si è chiuso ieri senza innocenti né colpevoli il processo a 14 imputati scaturito dall’operazione Anubi, sfociata all’alba del 9 maggio 2014 nell’arresto dei tre necrofori in servizio alla morgue dell’ospedale, uno dei quali nel frattempo deceduto. 

Ai domiciliari finirono Floriano Franklin Canela, Carlo Eleuteri e Fabrizio Valeriani. Quest’ultimo, in realtà soltanto un ausiliario, “uno dei 180 ausiliari di Belcolle, supplente dal 23 marzo 2008”, come chiarito dal difensore Marco Russo alle udienze dell’11 maggio e del 2 novembre 2022. La stessa in cui il reato è stato dichiarato estinto in seguito alla morte dell’imputato per Canela, il noto maestro brasiliano di capoeira deceduto il 29 gennaio 2022 a 70 anni.


Marco Russo

Il difensore Marco Russo


Ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli, il solo avvocato Marco Russo, sollecitando l’assoluzione nel merito di Fabrizio Valeriani, ha ripercorso le vicende che hanno visto coinvolto il suo assistito, sottolineando, tra le altre cose, come “la percezione di somme a titolo di mancia è un post factum irrilevante se io non oriento il mio comportamento in base a quello” e tornando a ribadire, sulla scorta delle testimonianza in aula, che “lui era sempre corretto e rispettoso e faceva il suo lavoro allo stesso modo con tutti”.

“Un giro d’affari da 40mila euro l’anno”, ha spiegato l’11 maggio 2022 ’allora direttore sanitario dell’ospedale Giuseppe Cimarello, in carica dal 2011 al 2015, moltiplicando i 50 euro di mazzetta per ogni funerale per i circa 800 morti l’anno della camera mortuaria, tra i circa 600 di Belcolle e i circa 200 di media portati da altri comuni.

Il caso è esploso nella primavera 2013, quando il direttore del personale Luca Guerrini disse a Cimarello di “rumors” relativi a una certa “confusione nella mance”, a favoritismi nell’assegnazione alle ditte degli “armadietti” e a presunte “indicazioni” dal pronto soccorso sui pazienti in di vita, per cui le agenzie funebri avevano chiesto una riunione senza i necrofori.

Ci sarebbe stato anche un “gergo” ad hoc, come ricordato durante il dibattimento dalla pm Paola Conti: il cenno della mano aperta indicando le cinque dita per dire 50 euro, oppure frasi come “pagare il caffè” e “fornire il saluto”. Cimarello, lì per lì, avrebbe creduto veramente che si trattasse solo di un caffè.

Venne fuori che chi non pagava veniva messo in disparte. Le camere mortuarie, ad esempio, erano diverse, in parte ristrutturate e in parte no. Chi non pagava finiva in quelle più piccole e vecchie lungo il corridoio”.

Ha insistito ieri sulla rilevanza delle annotazioni dei necrofori sul “registro delle salme” l’avvocato Marco Russo, che assiste Valeriani, secondo il legale di una “precisione certosina”, un ausiliario prestato alla morgue e solo da poco effettivo, che si sarebbe lamentato con Guerini che qualcosa non andava.

“È venuto un paio di volte a rappresentare criticità, io gli dissi di restarne fuori, di non sporcarsi”, ha confermato in aula Guerini, che alla famosa riunione disse ai titolari delle pompe funebri che pagando erano corresponsabili di un reato e che avrebbero invece dovuto sporgere denuncia.

Un”tappabuchi” Valeriani, secondo la difesa. “Alla riunione dissero che i soldi venivano chiesti da due necrofori su tre, Canela e Eleuteri, mentre Valeriani era considerato da tutti una persona degna e vittima degli altri due operatori”, ha detto il testimone. 


Corruzione e concussione per induzione

Parte civile con l’avvocato Daniela Piccioni la Asl di Viterbo, erano imputati a vario titolo di corruzione in concorso e concussione per induzione, mentre il reato inizialmente ipotizzato dalla procura era induzione per costrizione: Carlo Eleuteri, 65 anni; Fabrizio Valeriani, 57 anni; Claudio Eleuteri, 32 anni; Enzo Bagni, 53 anni; Alfonso De Alessandris, 67 anni; Alessandro Cecchini, 52 anni; Francesco Pandolfi, 63 anni; Emiliano Pugliesi, 51 anni; Maurizio Fazioli, 56 anni; Mauro Balestri, 63 anni; Francesco Berna, 84 anni; Federico Piergiovanni, 34 anni; Luigi Palanca, 58 anni; Franco Gregori, 50 anni.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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7 febbraio, 2024

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