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– Viziato. Viziato. Viziato.
Più che un ministro della Repubblica, un bambino viziato. Arrogante. Che batte i pugnetti sul seggiolone. “E questo non lo voglio”. “Questo non mi piace”. Il ministro Brunetta, ieri sera a piazza del Gesù, non si è risparmiato e ha svelato tutta la sua “affascinante” personalità (video: In strada non si fa…).
Certo, garantisce il buon Sechi, che il ministro poverino, udite udite, da ragazzo lavorava. Capite: la-vo-ra-va. Come fosse una eccezione. Come se chi era in platea non avesse lavorato da ragazzo. Noi lavoravamo in Maremma. Il ministrino viziatino in Veneto e allora…
E allora niente. L’arroganza è arroganza. I giganti della politica sono giganti, e Brunetta, questo è certo, non ne fa parte.
Noi ricordiamo Moro, Berlinguer, Andreotti e sì, diciamolo, Craxi e perfino Almirante. Brunetta non risulta.
Il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione è intervenuto all’incontro di Medioera per essere intervistato dal fido Mario Sechi e ha mostrato ancora una volta, ma non ce n’era bisogno, di essere viziatino e arrogantino. Sempre con quel ditino alzato da professorino che deve dimostrare di essere intelligentino.
Con una concezione della cultura esilarante. Appunto da professorino universitario.
Brunetta ha concesso risposte solo al direttore del Tempo. Come dire: uno si sceglie il giornalista giusto per farsi fare le domande. Giuste. Per il resto non ha voluto sapere nulla. Lui, che dall’alto della sua posizione non è abituato a fare interviste in strada, ha risposto con un categorico no alla richiesta di una intervista. E dire che Sechi ci ha spiegato che in strada il ministro ci ha lavorato, non faceva il venditore ambulante col paparino?
Quando Sechi ha raccontato che il Brunetta lavorava da ragazzo… perfino le capre di montagne piangevano addolorate.
“Ministro una domanda?”, chiede con cortesia la cronista di turno che sta lavorando. “No!”, risponde iil ministrino viziatino con una punta di arroganza e di spocchia. “E come mai, scusi?”, chiede la cronista. “A domanda rispondo – ha aggiunto con uno sguardo di superiorità – e le interviste non si fanno per strada” (video: In strada non si fa…). Del resto se è sempre al centro delle contestazioni, un motivo ci sarà. E poi la regoletta il ministro da dove l’ha ricavata. Le interviste, tipicamente, si fanno in strada o dove si può, soprattutto ai ministri presuntuosetti e arrogantini.
La “simpatia” del ministro, però, non si è limitata a questo. Della serie non facciamoci mancare niente. Sgradevole coi giornalisti e sgradevole con lo staff della manifestazione. Prima di salire sul palco di piazza del Gesù, Brunetta doveva essere microfonato.
Anche in questo caso un rifiuto. Il ministro sembrava un disco rotto. Sempre a ripetere la stessa parola. “No, io quello non lo voglio”, ha detto, guardando con occhi schifati il microfono auricolare e creando un certo imbarazzo tra i fonici che gli hanno dato subito un gelato. Anche quello afferrato con l’aria di chi ha dovuto accontentarsi.
Un atteggiamento inspiegabile, anche quando nel corso della serata, un po’ troppo spesso, ha alzato la voce per far valere e prevalere le sue idee. Ingiustificatamente. O quando ha insultato chi a sua volta lo contestava e lo insultava. Come ci si trovasse a un bar.
Un carattere debole e fragilino quello del ministro che si traduce troppo spesso in aggressività gratuita e insulti. Come è accaduto anche ieri sera. Ma voi ve lo immaginate Aldo Moro che dà del cretino in piazza a dei cittadini, pur sgradevoli, pur fastidiosi?
E allora la simpatia per il gelido Tremonti e per le sue esternazioni in piena conferenza stampa sorge spontanea…
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