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Viterbo - Processo mense - L'avvocato Massatani sul suo assistito Mauro Rotelli - L'accusa chiede due anni e due mesi

“Un uomo pulito in una politica sporca”

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L'imputato Mauro Rotelli

L’imputato Mauro Rotelli

Mario Rossi

Mario Rossi

Anna Telesco

Anna Telesco

Il pm Franco Pacifici nella requisitoria

Il pm Franco Pacifici nella requisitoria

L'avvocato di Mauro Rotelli, Roberto Massatani

L’avvocato di Mauro Rotelli, Roberto Massatani

L'avvocato Massatani e il pm Pacifici

L’avvocato Massatani e il pm Pacifici

L'avvocato di Mauro Rotelli, Elisabetta Rampelli

L’avvocato di Mauro Rotelli, Elisabetta Rampelli

L'avvocato di Mario Rossi, Giovanni Labate

L’avvocato di Mario Rossi, Giovanni Labate

L'avvocato di Anna Telesco, Luca Chiodi

L’avvocato di Anna Telesco, Luca Chiodi

Viterbo – “La macchina della giustizia ha fallito. Questo processo è morto, comunque vada”.

La requisitoria dell’accusa è la cronaca di un processo-lumaca. Sette anni dall’arresto di Mauro Rotelli non hanno fatto una sentenza definitiva. Basteranno al massimo per un verdetto di primo grado, che arriverà a settembre. “Sarà ingiusto per tutti – secondo il pm Franco Pacifici -, perché i fatti si prescriveranno tra pochi mesi e la sentenza sarà comunque inappellabile”.

Dai giorni dell’arresto, dello sciopero della fame, della fiaccolata per Rotelli sono passati sette anni (dossier Rotelli). L’assessore non è più assessore ed è cresciuto. Ha trentasei anni quando gli piove addosso l’inchiesta sull’appalto per le mense per corruzione e turbativa d’asta. Domiciliari per aver “barattato” il bando con tessere di An, assunzioni pilotate e banchetti gratis dalla Euroservice Catering, società aggiudicataria. E alla sbarra con lui finiscono la titolare Anna Telesco e il dirigente comunale Mario Rossi.

Solo sulla morte del processo accusa e difese concordano. Per il resto, in aula, è scontro aperto su tutto per più di quattro ore.

Per la procura, le assunzioni di personale nell’Euroservice “non rientravano nelle competenze dell’assessore, benché con delega ai Servizi sociali”. La difesa replica che il personale mancava da quando i bidelli si rifiutavano di fare gli scodellatori, cioè di servire alle mense. Chi aveva bisogno di lavorare accettava quel lavoro anche per 200 euro al mese. I nomi suggeriti da Rotelli sono in quattro fax, mentre ce n’erano molti avanzati da altri politici.

E poi i catering: gratuiti secondo l’impianto accusatorio, che non fa distinzioni tra quelli per An e per la onlus “Rabbia e amore”, mentre la difesa sì. I primi sarebbero stati pagati da Rotelli; solo i secondi erano gratuiti perché a scopo benefico.

Terzo tassello, le tessere di An fatte sottoscrivere ai dipendenti all’Euroservice. Che all’accusa, poco importa se non erano firmate o se i simpatizzanti non avevano pagato la quota di iscrizione. La “questua” interna all’Euroservice c’era stata comunque.

L’avvocato Massatani si emoziona persino. “Questo processo mi ha toccato – ammette -. Ho fatto fatica a mantenere il solito distacco e tante volte non ci sono riuscito, perché ho visto in Mauro quello che è: un uomo pulito che entra in una politica sporca, ne diventa la vittima e ne paga le conseguenze con la sua famiglia. Dava fastidio per i tanti voti che ha preso. Se ha fatto un errore, è stato quello di entrare in politica”.

Per Massatani è, come sempre, una questione di prove. Che non ci sono.
Resta da capire quando e come Rotelli si sarebbe messo d’accordo con Telesco sul bando e sulla contropartita. Al telefono, non sembrava avere molta considerazione di “quei quattro geni che hanno fatto la gara d’appalto”, come emerge dalle intercettazioni. 

La bozza del capitolato la fa l’ex direttrice delle mense. Che per i difensori di Rossi e Rotelli era l’unica che aveva tutto da guadagnare dall’appalto all’Euroservice: “Le erano stati promessi una stanza nuova tutta sua e un posto di lavoro dopo la pensione. Indizi più che chiari. Ma non è mai stata indagata”.

L’accusa chiede la condanna a due anni e due mesi per tutti, solo per corruzione, e l’estinzione della turbativa d’asta perché prescritta. Ma neanche su questo le difese concordano: “Dopo sette anni di processo la prescrizione non ci può bastare. Vogliamo di più: assoluzione anche dall’altro reato. Perché non c’è stata nessuna turbativa”.


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16 luglio, 2014

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