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2015 - Anno degli Etruschi - I pirati della bellezza - Una dettagliata descrizione del sito dell'archeologa protagonista dell'importante ritrovamento

La magica bellezza del santuario rupestre della dea Demetra

di Maria Gabriella Scapaticci - Archeologa
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L'archeologa Maria Gabriella Scapaticci

L’archeologa Maria Gabriella Scapaticci

Anno degli etruschi - Vetralla - Alla scoperta del tempietto di Demetra

Anno degli etruschi – Vetralla – Alla scoperta del tempietto di Demetra 

Anno degli etruschi - Vetralla - Alla scoperta del tempietto di Demetra

Anno degli etruschi – Vetralla – Alla scoperta del tempietto di Demetra 

Anno degli etruschi - Vetralla - Alla scoperta del tempietto di Demetra

Anno degli etruschi – Vetralla – Alla scoperta del tempietto di Demetra 

Anno degli etruschi - Vetralla - Alla scoperta del tempietto di Demetra

Anno degli etruschi – Vetralla – Alla scoperta del tempietto di Demetra 

Viterbo – Maria Gabriella Scapaticci è direttrice del Museo archeologico nazionale tarquiniense nonché responsabile per la Soprintendenza dell’area del santuario di Macchia delle Valli. Nel 2006 fu protagonista della campagna di scavi che avrebbe restituito alla luce lo stupefacente sito del tempietto votivo con la statua della Demetra.

Le abbiamo chiesto di illustrare caratteristiche ed eccellenza del sito in questione. Ne è venuto fuori un contributo tecnico di alto profilo scientifico che proponiamo ai lettori di Tusciaweb in vista della passeggiata/racconto di domenica 25, “Nei luoghi di Demetra”, iniziativa che inaugurerà l’Anno degli Etruschi –  I pirati della bellezza, in cui la direttrice Scapaticci affiancherà il menestrello Antonello Ricci e la sua Banda del racconto.


Il santuario rupestre dedicato a Demetra – Vei – Cerere.

L’ambiente naturale. Lo scavo archeologico d’urgenza eseguito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale a Vetralla in località “Macchia delle Valli” nel periodo tra maggio e giugno 2006, in seguito ad una segnalazione dell’arma dei carabinieri di attività clandestina, ha individuato un santuario etrusco-romano, completamente sconosciuto in bibliografia.

La zona riveste caratteristiche di elevato interesse ambientale, in quanto immersa in un bosco di cerri e querce, elemento che rende ancora oggi il contesto molto suggestivo. E’ stata utilizzata sempre nel corso dei secoli come cava di peperino, da cui la denominazione di “Pietrara” del piccolo centro abitato che è nelle vicinanze, attività che la stessa area di scavo ha mostrato, portando alla luce anche resti di tagli di cava risalenti ad epoca antica.

Il sito presenta ancora l’antico tracciato viario di collegamento verso l’area sacra, infatti restano ancora molto evidenti i segni della tipica viabilità etrusca nelle tagliate che si possono ammirare ancor oggi nella strada comunale, che collega la frazione di Pietrara con il fontanile denominato “Fontana asciutta”. In sintesi l’antica viabilità è stata sempre percorsa fino ai nostri giorni, per l’utilizzo di una sorgente, che oggi si è localizzata più a valle.

La vicinanza di una sorgente è già di per sé un elemento molto importante nella lettura della storia di un territorio, in quanto l’acqua ha sempre richiamato nel corso dei secoli la frequentazione umana, nonché ha sempre conferito sacralità alle grotte dove essa è presente ed inoltre questo elemento nelle fasi classiche nel bacino del mediterraneo è legato ai culti ctonii.

Le strette fenditure naturali nella parete rocciosa del sito dove sorge il santuario danno al contesto un fascino particolare, si tratta quindi di un ambiente naturale ricco di suggestioni ed adatto ad essere interpretato come luogo privilegiato di comunicazione con la divinità.

Il santuario. Il complesso santuariale è molto articolato dal punto di vista planimetrico, in quanto consta di vari ambienti in parte all’aperto ed in parte in una grotta che ha creato un riparo naturale, utilizzato dall’uomo come ovile fino al XX sec.

Il fatto più notevole documentato dallo scavo archeologico è stato il rinvenimento di una cella di una divinità femminile, la cui statua con gli arredi di culto è stata rinvenuta ancora in situ, in condizioni eccezionali, praticamente con gli stessi requisiti in cui la struttura fu lasciata nell’antichità. La dea si identifica nella Demetra dei Greci, assimilata dagli Etruschi alla dea Vei , che fu venerata dai Romani come Cerere.

La cella con il tetto a doppio spiovente, piccolissima ed orientata secondo i punti cardinali, fu realizzata all’esterno della grotta, ma in un punto molto nascosto tra le pareti rupestri, con elementi costruttivi in peperino.

La statua di culto di Demetra-Vei-Cerere fu trovata all’interno della cella, appoggiata al centro di un semplice banco di peperino monolitico, sul quale si è rinvenuta anche una testa femminile che è da identificarsi con la figlia di Demetra, cioè la Kore-Persefone dei Greci, assimilata dagli Etruschi a Cavatha e denominata Proserpina dai Romani.

All’esterno della grotta si è potuta constatare anche l’esistenza di una terrazza di culto da cui si compivano gli atti di libagione verso la cella, che dovevano disperdersi nella terra.

Si è inoltre indagato anche un deposito votivo di propiziazione per la fertilità e per il risanamento di parti anatomiche malate, caratterizzato da votivi anatomici e frammenti di forme ceramiche ellenistiche e romane.

Il santuario ebbe almeno tre secoli di vita, dalla fine del III sec. a. C. fino all’abbandono all’inizio del II d. C. probabilmente deciso in seguito al prosciugamento della sorgente, ma fu anche sigillato sotto uno strato considerevole ed omogeneo di residui di una cava antica, allo scopo di renderlo inviolabile. Fu infatti preservato dagli attacchi clandestini nel corso dei secoli fino alla scoperta.

La statua di culto. La scultura fittile della Demetra, di piccole proporzioni, è seduta in trono ed abbigliata secondo la moda etrusco-italica, cioè con un chitone trattenuto da una cintura sotto il seno e nella mano destra tiene un piattello (patera umbilicata); la mano sinistra ha una lacuna antica: manca delle prime tre dita, che erano rappresentate forse nell’atteggiamento di chi sorregge un mazzetto di spighe, evidente richiamo alla fertilità della terra. L’opera è un tipico prodotto ellenistico, situabile alla fine del III sec. a. C.

Maria Gabriella Scapaticci


Nell’ambito dell’Anno degli Etruschi –  I pirati della bellezza 

Una iniziativa Tusciaweb

in collaborazione con

Università degli Studi della Tuscia

e Caffeina Cultura

Con il patrocinio della

Soprintendenza dei Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale

Antonello Ricci e Davide Ghaleb

presentano

I pirati della bellezza – 12 passeggiate/racconto all’Etrusca

Primo appuntamento

Domenica 25 gennaio

Vetralla – Macchia delle Valli

NEI LUOGHI DI DEMETRA

Ombelico del Mondo

Evento realizzato con il patrocinio del Comune di Vetralla

Appuntamento

ore 10.00

Km 2,900 strada provinciale Blerana (direzione Cura-Blera)

Nei pressi della chiesetta della Madonna della Folgore

Porgerà il saluto dell’amministrazione comunale il sindaco di Vetralla

Sandrino Aquilani

“Pillole” storico-archeologiche a cura di

Maria Gabriella Scapaticci

Direttrice Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense

Letture di

Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti

Percussioni «en plain air» di Roberto Pecci

Racconta e conduce Antonello Ricci

Il biglietto consiste nell’acquisto del volume fresco di stampa I pirati della bellezza: romanzo degli Etruschi secondo A. Ricci

o di altro libro a scelta dal ricco catalogo di Davide Ghaleb Editore

info e prenotazioni tel. 3206872739 – etruschi-passeggiate@tusciaweb.it


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19 gennaio, 2015

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