Viterbo – Dopo i consensi riscossi dalla seconda tappa en plein air fra le tombe rupestri di Blera (secondo momento dell’Anno degli Etruschi – I pirati della bellezza) con la loro nuova passeggiata/racconto “all’etrusca” Antonello Ricci e Davide Ghaleb editore si trasferiscono indoor: C’era una volta una rocca… (a spasso fra le eccellenze archeologiche del museo nazionale etrusco di Viterbo). Il terzo appuntamento del ciclo è per domenica 1 marzo. Appuntamento a Viterbo alle ore 10 presso la biglietteria del museo nazionale etrusco di Viterbo (rocca Albornoz in piazza della Rocca). Alla iniziativa parteciperanno Valeria D’Atri (direttrice del museo) e Marina Micozzi (etruscologa dell’Unitus).
Per l’occasione riproponiamo per i lettori un articolo scritto da Ricci in occasione di un primo sopralluogo al museo nazionale di Viterbo in compagnia del direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti (fotocronaca: Il museo etrusco – slide – Viterbo vista dalla rocca degli Albornoz – slide ).
Pirati di bellezza. Eh sì. Terrecotte e pitture. Rocce vulcaniche intagliate ad arte. Anche solo a volerci limitare: le lunghe (infinitamente lunghe) dita del doppio-flautista; la languida ma posseduta danza del citaredo che lo affianca nel sottosuolo di Tarquinia; il sorriso astratto-assoluto dell’Apollo di Veio; quello di sfinge degli sposi nel memorabile sarcofago di Cerveteri; o anche solo il calpestio – eternamente immobile, silenzioso – degli zoccoli dei due cavalli alati (sempre Tarquinia). La forza mistica e sensuale di certe immagini. Quel loro magnetismo tellurico assoluto implacabile: arcaico ed elegante al tempo stesso.
Ecco perché gli Etruschi furono (e sono ancora) un capitolo centrale quanto meraviglioso nel romanzo della grande cultura romantica europea da Stendhal a Lawrence (ma rubrichiamo pure la dolente favola etrusca di Vincenzo Cardarelli, poeta nostro conterraneo). L’Italia avanti il dominio dei Romani. Prima del trionfo della ragione dei vincitori (coloro che scrivono la storia), prima del trionfo di una modernizzazione razionale e scettica, prima di ogni imperialismo culturale e relativa omologazione dei consumi. Il fascino del “prima”: un carisma ancestrale raffinato inestinguibile. Aruspici ed àuguri. Viscere e cieli. Fondazioni di città. Scelta dell’arco invece dell’architrave.
Pitture erotiche. Rupi esoticamente intagliate. Una scrittura scavata dal cursus armonioso ma selvaggio e iniziatico. T maiuscole come porte spalancate sull’oltremondo. Lo so che sono per lo più solo miti. Favole a uso e consumo del nostro presente inquieto. Perché l’archeologia è altra cosa. Mentre l’identità è qualcosa di sfondato che riesce definirsi solo dopo, retrospettivamente. Chi erano gli Etruschi? Da dove venivano? Il maremmano Luciano Bianciardi si divertiva a provocare il suo lettore: gli Etruschi? Ma erano quei pirati africani che rapirono sui monti dell’Uccellina la bella Marsiglia della leggenda omonima; erano i coloni veneti della bonifica fascista all’Alberese. E Grosseto? Ma Grosseto l’hanno fondata gli Americani nel 1944. Fu come tirar su Kansas City nel cuore dell’Etruria. Miti. Ma non è in fondo proprio il mito che sempre e solo sa tramandare senso (e bellezza) di civiltà?
Etruschi pirati di bellezza, dunque sì: anche stavolta – voglio dire – Carlo ha fatto centro. E su queste cose (su molte altre analoghe) vado rimuginando mentre ficco il naso un po’ dappertutto (con buona dose di passione e di curiosità) qua e là a passeggio per le semi-deserte sale del museo nazionale etrusco della Rocca Albornoz di Viterbo: sale ricche di bei reperti ed egregiamente allestite (anche in chiave di narrazione didattica). E gliele accenno. A Carlo. O meglio: ci provo. Perché lui (dopo avermi telefonato-invitato apposta per questo sopralluogo congiunto in vista di futuri eventi e passeggiate/racconto) è già preda della sua immancabile crisi da sindrome di Stendhal fotografica, del suo tipico raptus da sacro furore giornalistico-documentario: e scatta scatta scatta a ritmi che voi umani. Vedute d’insieme sulle sale ma anche dettagli minutissimi (chi scrisse che la verità è nel dettaglio?). Insomma: non vedo l’ora di vederlo pubblicato, questo reportage foto-etrusco…
Carlo, a proposito, è Carlo Galeotti, direttore di Tusciaweb – il quale, dopo essersi inventato un 2015 anno degli Etruschi, dopo aver pubblicamente lanciato l’idea e subito principiato a fare squadra per realizzarla davvero (per una sempre migliore patrimonializzazione dei nostri paesaggi: cultura e turismo sono parenti stretti).
Perché? – chiede intanto qualcuno – Perché proprio il 2015 anno degli Etruschi? E che ne so io? Ma in casi come questo c’è proprio bisogno di un perché di rito?
E c’è un’altra questione che intanto mi frulla in testa: poca gente, oggi al museo archeologico di Viterbo; troppo poca per essere un sabato pomeriggio di settembre. Perché?
Il museo della Rocca Albornoz meriterebbe di più. E non di poco.
A parte il plusvalore architettonico del monumento – la sistemazione degli spazi ad opera del Bramante; la bellissima loggia aperta da Paolo III Farnese per ingentilire la primitiva rocca e redimerla in vero e proprio palazzo rinascimentale – che fa di questo luogo un solenne e accogliente gioiello.
A parte l’attento allestimento delle sale (dall’Acqua Rossa a Musarna, da Ferento a Norchia) dettato con cura pedagogica tale da rendere la struttura museale viterbese tappa obbligatoria di formazione e aggiornamento per studenti e insegnanti di ogni ordine e grado (e si intenda: non solo per quelli del nostro territorio). A parte varie altre considerazioni di dettaglio, ci sono pur sempre la biga di Castro e la Demetra: due manufatti da restare a boccaperta, due eccellenze che già per sé sole meriterebbero l’istituzione ad hoc di una struttura nazionale. Demetra e la biga. Il principe e la dea. La guerra e il raccolto. È facile – Carlo – non lo vedi? La storia è sempre lunga: basterebbe impararla a raccontare.
Antonello Ricci
Nell’ambito dell’Anno degli Etruschi – I pirati della bellezza
Una iniziativa Tusciaweb
in collaborazione con Università degli Studi della Tuscia e Caffeina Cultura
Con il patrocinio della Soprintendenza dei Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale
Antonello Ricci e Davide Ghaleb presentano I pirati della bellezza – 12 passeggiate/racconto “all’etrusca”
Terzo appuntamento
Domenica 1 marzo
Viterbo – rocca Albornoz
C’era una volta una rocca…
A spasso fra le eccellenze archeologiche del museo nazionale etrusco di Viterbo
Appuntamento alle 10 presso biglietteria museo
“Pillole” storico-archeologiche a cura di Valeria D’Atri (direttrice del museo) e Marina Micozzi (Archeologa dell’Unitus). Letture di Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti. Percussioni indoor ed en plein air di Roberto Pecci. Racconta e conduce Antonello Ricci.
Ingresso al museo gratuito. Il biglietto per la partecipazione all’iniziativa consiste – come al solito – nell’acquisto del volume fresco di stampa I pirati della bellezza: romanzo degli Etruschi secondo A. Ricci o di altro libro a scelta dal ricco catalogo di Davide Ghaleb Editore
info e prenotazioni tel. 3206872739 (attivo tutti i giorni ore 12.00-13.00) etruschi-passeggiate@tusciaweb.it
Dove parcheggiare: appena fuori le mura, nei parking di porta Fiorentina o viale Trento; entro le mura, nei parking di piazza della rocca o piazza Sallupara.
I pirati della bellezza – 12 passeggiate/racconto “all’etrusca”
I PROSSIMI APPUNTAMENTI
APRILE, Domenica 19/ Passeggiata Castro: sentieri sul pianoro (tra la tomba della Biga e le “ruine” di una Cartagine in Maremma)
MAGGIO, Domenica 17/ Acquarossa – a spasso per la città dei vivi
GIUGNO, Sabato 6/ Orioli e gli altri: alla scoperta di Castel d’Asso!
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