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Omicidio di Barbarano Romano - Difesa pronta all'appello - 68 pagine di ricorso per spiegare come e perché la sentenza è da rivedere

Uccise la compagna, chiesta nuova perizia psichiatrica

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Il corpo della 52enne portato via dalla casa

Il corpo di Anna Maria Cultrera portato via dalla casa

Il corpo della donna portato via dalla casa

Il corpo di Anna Maria Cultrera portato via dalla casa

I carabinieri della scientifica sul luogo del delitto

I carabinieri della scientifica sul luogo del delitto di Barbarano Romano 

Barbarano Romano – Una nuova perizia psichiatrica per capire se Antonio Matuozzo era lucido mentre uccideva la compagna.

A chiederla, nel loro ricorso in appello, sono gli avvocati del 67enne napoletano, parrucchiere in pensione, che la notte del 12 ottobre 2013 ha massacrato la convivente Anna Maria Cultrera con cinquanta coltellate mentre dormiva, nella loro casa a Barbarano Romano. 

Per quell’omicidio, Matuozzo è stato condannato a trent’anni, dopo il processo con rito abbreviato. La difesa non chiede l’assoluzione: Anna Maria Cultrera è morta ed è morta per mano del suo compagno che, reo confesso, chiama i carabinieri e collabora.

Ma c’è un ma per gli avvocati Marco Marcucci e Matteo Moriggi, che scoprono più di qualche punto debole nella perizia psichiatrica sull’omicida e, di conseguenza, più di una falla nella sentenza del giudice Salvatore Fanti, che su quella perizia si basa.

Matuozzo viene visitato da Maurizio Marasco, professore di Psicopatologia forense e Criminologia all’Università La Sapienza di Roma. Marasco conclude che l’ex parrucchiere è nel pieno delle sue facoltà mentre riempie di fendenti il corpo della compagna.

Lo psichiatra non esclude del tutto un disagio mentale, ma non ritiene giuridicamente rilevante quello di Matuozzo. Riconosce che, sì, il 67enne napoletano era stato in cura per un disturbo bipolare, confermato da tre medici diversi, ma secondo il perito l’omicida prendeva farmaci solo per precauzione. Stando all’atto di appello presentato dalla difesa e la documentazione clinica a disposizione degli avvocati, Matuozzo aveva tentato due volte il suicidio. E per la difesa non è un caso se l’ex parrucchiere abbia ucciso la compagna proprio nel periodo in cui aveva smesso di assumere farmaci.

68 pagine di ricorso da presentare alla Corte d’assise d’appello di Roma. 68 pagine per convincere i giudici che c’è più di un motivo per rivedere la sentenza di primo grado nella quale, comunque, per i difensori, c’è anche del buono. “E’ stata esclusa l’aggravante della crudeltà e sono state riconosciute a Matuozzo le attenuanti generiche”, dichiara l’avvocato Marcucci. Mentre per il collega Moriggi “è stato incoerente, da parte del giudice di primo grado, riconoscere il disagio mentale e non regolarsi di conseguenza, determinando la pena”.

Pena che i legali chiedono di rivedere. Non solo riconoscendo il vizio parziale di mente, da confermare attraverso una nuova perizia psichiatrica. Ma anche escludendo l’aggravante di aver pianificato l’omicidio nei dettagli e quella della minorata difesa, per aver colpito la compagna nel sonno.


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1 luglio, 2015

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