Viterbo – Un processo che, senza intercettazioni, è clinicamente morto. Per questo la procura le rivuole.
E’ la vicenda dei presunti favoritismi a un gruppo di buttafuori da parte di alcuni agenti della questura viterbese. In ballo c’è l’attività di vigilanza abusiva che i buttafuori – alcuni con precedenti penali o denunce a carico – avrebbero esercitato nella più totale carenza di autorizzazioni e requisiti. Con il placet dei poliziotti imputati.
E così, mentre i buttafuori rispondono di esercizio abusivo della sicurezza, gli agenti sono accusati di favoreggiamento, abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio e falso, per verbali e relazioni di servizio “ritoccate” o volutamente omissive sulla condotta di chi avevano nominato responsabili della sicurezza.
Ieri, il pm Massimiliano Siddi ha difeso le intercettazioni, architrave dell’accusa. Il tribunale le aveva tagliate fuori perché raccolte in un’altra inchiesta, non ritenuta collegata a quella da cui è nato il processo per poliziotti e buttafuori. Ma l’accusa insiste: “L’altra inchiesta verteva su una serie di pestaggi in discoteca che coinvolgevano i buttafuori imputati in questo processo. Buttafuori intercettati con i poliziotti”, ha spiegato il magistrato. Le difese si sono opposte, anche per non toccare un argomento sul quale il tribunale si era già espresso.
I giudici scioglieranno il nodo intercettazioni a gennaio. Intanto, sempre ieri, è stato ascoltato in aula Salvatore Taddeo, uno dei carabinieri che seguirono entrambe le indagini fin dalla prima ora.
“Dopo i pestaggi in discoteca, ci fu l’agguato a un giovane che iniziò a collaborare – spiega il brigadiere, in servizio al nucleo operativo radiomobile di Ronciglione -. Raccontò anche di quei pestaggi in cui non si riusciva mai a risalire al responsabile della sicurezza. E, continuando a indagare e intercettare, emerse anche il ruolo dei poliziotti”. Il carabiniere cita almeno tre diverse circostanze: l’aiuto a uno dei buttafuori per continuare a fargli detenere armi, nonostante fosse stato denunciato per violenze in discoteca e in barba a un divieto della prefettura. E poi ancora, la vigilanza (abusiva secondo l’accusa) ai mercatini di Natale del 2009. E addirittura gli addetti alla sicurezza per Santa Rosa. Che erano, appunto, i buttafuori imputati.
A gennaio il processo continua con l’ascolto di altri tre testimoni dell’accusa.
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