Viterbo – Vigilanza abusiva ai mercatini di Natale, consigli su come non farsi revocare il porto d’armi e un’informativa “morbida” sui buttafuori imputati.
Parlano gli investigatori al processo a un gruppo di poliziotti della questura viterbese e ad alcuni buttafuori. Nove imputati in tutto. I poliziotti per favoreggiamento, abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio e falso, mentre i buttafuori rispondono di esercizio abusivo della sicurezza.
Per il pm Massimiliano Siddi, i primi avrebbero favorito i secondi, agevolandoli nella loro attività e permettendo loro di svolgere un servizio di controllo per il quale non avevano i requisiti.
Fatti del 2009-2010. Le indagini furono seguite in parte dalla squadra mobile, in parte dai carabinieri che, ieri pomeriggio, hanno riepilogato gli accertamenti. In un caso, uno dei poliziotti avrebbe suggerito a un buttafuori come continuare a detenere la sua pistola e il suo fucile a pompa, malgrado i suoi problemi con la giustizia (era stato denunciato per comportamenti violenti in discoteca).
Ai mercatini di Natale del 2009, invece, alla stessa società sarebbe stato affidato un servizio di “afflusso-deflusso” che, per la procura, sarebbe stato, in realtà, un vero e proprio servizio d’ordine, camuffato nelle carte e non autorizzato.
E infine una presunta”informativa morbida” degli agenti imputati su un’indagine che riguardava i buttafuori e il servizio di sicurezza in una discoteca a Soriano nel Cimino. Per i carabinieri avevano falsificato un contratto per ‘appropriarsi’ del servizio di vigilanza, che non avrebbero potuto svolgere perché non autorizzati. Sull’indagine furono confezionate due informative: una – dei carabinieri – con i nomi dei buttafuori indicati come responsabili di sostituzione di persona e falso in scrittura privata; l’altra degli agenti imputati a carico di ignoti.
Le indagini erano nate da un altro fascicolo a carico dei buttafuori su una serie di pestaggi in discoteca. In quell’inchiesta la procura aveva raccolto una quantità sterminata di intercettazioni tra i buttafuori e i poliziotti. Conversazioni in più di un caso fin troppo amichevoli, secondo l’impianto accusatorio che proprio su quelle intercettazioni è in gran parte fondato. Il tribunale le aveva azzerate, escludendole dal processo come prova sul presupposto che fossero materiale di un’altra indagine. Ma la procura le rivuole indietro. Il collegio (presidente Rita Cialoni, a latere Giacomo Autizi e Filippo Nisi) deciderà nelle prossime udienze.
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