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Tribunale - A sei mesi di carcere - Tre assoluzioni

Favoritismi ai buttafuori, condannato un poliziotto

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Favoritismi ai buttafuori, un poliziotto condannato e tre assolti.

Il tribunale di Viterbo ha messo fine alla vicenda dei quattro agenti della questura accusati di essere stati troppo teneri con gli steward. Vigilanza abusiva ai mercatini di Natale, consigli su come non farsi revocare il porto d’armi e un’informativa “morbida” sui buttafuori. Questi, secondo l’impianto accusatorio, i favoritismi.

Questa mattina la sentenza del collegio dei giudici presieduto da Rita Cialoni (a latere Giacomo Autizi e Giovanni Pintimalli): quattro assoluzioni e un poliziotto condannato a sei mesi di carcere. Avrebbe, secondo l’accusa, suggerito a un buttafuori come continuare a detenere il porto d’armi, malgrado i suoi problemi con la giustizia (era stato denunciato per comportamenti violenti in discoteca).

Lo scorso 11 maggio il pm Massimiliano Siddi, al termine della requisitoria, aveva chiesto l’assoluzione per tutti gli agenti per insufficienza di prove: “Il pilastro portate per arrivare a una condanna erano le intercettazioni, ma non sono mai entrate nel processo – ha detto il pubblico ministero -. Sarebbero state la principale prova del reticolato di rapporti tra buttafuori e poliziotti”.

A chiedere l’assoluzione, ma con formula piena, anche i difensori dei cinque imputati.

A giudizio finirono gli agenti e quattro steward. I primi per favoreggiamento, abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio e falso; i secondi invece per esercizio abusivo della sicurezza. Ma per i buttafuori è scattata la prescrizione: da gennaio sono fuori dal processo.

Secondo il pm Siddi, i poliziotti avrebbero favorito gli steward agevolandoli nella loro attività e permettendogli di svolgere un servizio di controllo per il quale non avevano i requisiti. Fatti del 2009-2010. Le indagini furono seguite in parte dalla squadra mobile, in parte dai carabinieri.

Ai mercatini di Natale del 2009, invece, alla stessa società sarebbe stato affidato un servizio di “afflusso-deflusso”. Ma per la procura sarebbe stato, in realtà, un vero e proprio servizio d’ordine, camuffato nelle carte e non autorizzato. Infine una presunta informativa “morbida” degli agenti imputati su un’indagine che riguardava i buttafuori e il servizio di sicurezza in una discoteca a Soriano nel Cimino. Per i carabinieri avevano falsificato un contratto per “appropriarsi” del servizio di vigilanza, che non avrebbero potuto svolgere perché non autorizzati. Sull’indagine furono confezionate due informative: una, dei carabinieri, con i nomi dei buttafuori indicati come responsabili di sostituzione di persona e falso in scrittura privata; l’altra degli agenti imputati a carico di ignoti.

Le indagini sono nate da un altro fascicolo a carico dei buttafuori su una serie di pestaggi in discoteca. In quell’inchiesta la procura aveva raccolto una quantità sterminata di intercettazioni tra i buttafuori e i poliziotti. Conversazioni in più di un caso fin troppo amichevoli, secondo l’accusa.


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30 maggio, 2017

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