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Tribunale - Il processo a poliziotti e steward inizia per la terza volta ed è ancora scontro sulle intercettazioni

Favoritismi ai buttafuori, una storia infinita…

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Viterbo – Una storia infinita. E’ iniziato per la terza vota il processo a un gruppo di poliziotti della questura di Viterbo e ad alcuni buttafuori. Tre volte, quanti i collegi di giudici davanti ai quali dal 2013 a oggi hanno sfilato i nove imputati.

I poliziotti sono finiti alla sbarra per favoreggiamento, abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio e falso. I buttafuori rispondono di esercizio abusivo della sicurezza. Per il pm Massimiliano Siddi i primi avrebbero favorito i secondi agevolandoli nella loro attività e permettendo loro di svolgere un servizio di controllo per il quale non avevano i requisiti.

I fatti sono del 2009-2010. Le indagini furono seguite in parte dalla squadra mobile e in parte dai carabinieri. In un caso, uno dei poliziotti avrebbe suggerito a un buttafuori come continuare a detenere la sua pistola e il suo fucile a pompa malgrado i suoi problemi con la giustizia (era stato denunciato per comportamenti violenti in discoteca).

Ai mercatini di Natale del 2009, invece, alla stessa società sarebbe stato affidato un servizio di “afflusso-deflusso” che per la procura sarebbe stato in realtà un vero e proprio servizio d’ordine camuffato nelle carte e non autorizzato.

E infine una presunta “informativa morbida” degli agenti imputati su un’indagine che riguardava i buttafuori e il servizio di sicurezza in una discoteca a Soriano nel Cimino. Per i carabinieri avevano falsificato un contratto per “appropriarsi” del servizio di vigilanza che non avrebbero potuto svolgere perché non autorizzati. Sull’indagine furono confezionate due informative: una dei carabinieri con i nomi dei buttafuori indicati come responsabili di sostituzione di persona e falso in scrittura privata; l’altra degli agenti imputati a carico di ignoti.

Le indagini erano nate da un altro fascicolo a carico dei buttafuori su una serie di pestaggi in discoteca. In quell’inchiesta la procura aveva raccolto una quantità sterminata di intercettazioni tra i buttafuori e i poliziotti. Conversazioni in più di un caso fin troppo amichevoli secondo l’impianto accusatorio, che proprio su quelle intercettazioni è in gran parte fondato. Il tribunale le aveva azzerate, escludendole dal processo come prova sul presupposto che fossero materiale di un’altra indagine. Ma la procura le ha sempre rivolute indietro. Il collegio dei giudici (presidente Rita Cialoni, a latere Giacomo Autizi e Giovanni Pintimalli) ha chiesto al pubblico ministero di indicare le conversazioni che secondo l’accusa sono il corpo del reato. Si deciderà su quelle, tutte le altre sono già inutilizzabili.

Con l’esclusione di gran parte delle intercettazioni – prova regina del procedimento – il processo è “più che dimezzato”, per utilizzare l’espressione usata dal pm Siddi. Un processo infinito e ormai moribondo. Per alcuni imputati, infatti, i reati contestati risalgono a sette anni fa e sono già prescritti.


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2 gennaio, 2017

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