Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il Centro per gli studi criminologici di Viterbo si unisce all’appello lanciato in rete da Tusciaweb per salvare dal degrado e dai saccheggi l’area archeologica di Norchia (video – fotocronaca – slide).
Quello della tutela del patrimonio culturale è un tema che ci vede impegnati già da tempo. In occasione dell’anno degli Etruschi, iniziativa lanciata dall’Unitus, Tusciaweb e Caffeina, abbiamo, infatti, promosso incontri e approfondimenti per tenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni proprio sul patrimonio culturale del Viterbese: un patrimonio quantitativamente e qualitativamente straordinario, ma spesso minacciato dal degrado ed esposto al rischio di saccheggio.
Argomento che ci è particolarmente caro e che approfondiamo con il nostro master in Archeologia giudiziaria e crimini contro il patrimonio culturale, mirando a formare figure professionali per supportare le autorità nelle azioni di tutela e di repressione delle aggressioni ai beni culturali.
Norchia è un sito forse non molto noto all’opinione pubblica nazionale, eppure di grande importanza dal punto di vista archeologico, storico e paesaggistico. Ma non solo. Si tratta anche di un caso in qualche modo emblematico della condizione del patrimonio culturale nel nostro Paese.
Sui giornali e in televisione leggiamo e sentiamo, infatti, spesso parlare di siti e monumenti famosi, come Pompei o il Colosseo: della condizione di degrado che li affligge e degli interventi messi in atto per cercare di rimediare. Se in uno di questi siti crolla un muro o sparisce qualche reperto, immediatamente ne parla il mondo intero. Avere i riflettori mediatici costantemente puntati, talvolta anche in modo ingiustificato o eccessivo, ha avuto negli ultimi anni un effetto positivo, inducendo la politica e le istituzioni a mettere in campo adeguati interventi di tutela.
Dovremmo però essere capaci di tenere accesa la stessa attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni anche su siti come Norchia, certamente meno famosi ma non per questo meno importanti: ciò che rende, infatti, unico ed ineguagliabile il patrimonio culturale del nostro Paese rispetto al resto del mondo, non è tanto la presenza di pochi grandi monumenti, ma di un enorme patrimonio culturale diffuso che contra circa 3.500 musei, 95mila chiese ed un numero incalcolabile di siti archeologici e monumenti, che fanno dell’Italia un vero e proprio museo a cielo aperto. Museo che il Paese non sempre si mostra in grado di proteggere.
Ciascuno di questi siti rappresenta un frammento piccolo, ma unico ed insostituibile, del territorio cui appartiene e della storia del nostro Paese. Siti come Norchia vanno tutelati, proteggendoli concretamente dal degrado e dai saccheggi, e resi fruibili al pubblico.
E questo, prima ancora che per fini turistici ed economici, alla ricerca di un presunto profitto, va fatto per il valore identitario che tali luoghi hanno per il territorio e per la comunità che in esso vive. Va fatto per i nostri figli, che per vivere da cittadini consapevoli l’odierna dimensione europea e globale dovranno essere innanzitutto consci delle proprie radici e della propria identità culturale.
È, infatti, sulla consapevolezza di sé e dell’altro e sul riconoscimento del valore di questa diversità che si basano il rispetto reciproco e la convivenza pacifica dei popoli, delle religioni e delle idee diverse.
Perdere le testimonianze materiali della storia del proprio territorio, significa perdere gradualmente la propria identità, smarrire il senso di far parte di una comunità. Significa fare dei nostri figli non più i membri di una comunità, ma degli individui soli ed alienati dalla propria terra: dei padroni senza umanità e senza civiltà, degli schiavi facilmente omologabili alle mode ed assoggettabili al pensiero altrui, o dei fanatici estremisti spaventati dall’altro proprio perché non consapevoli e sicuri del proprio essere.
Quella per Norchia non è, dunque, una scaramuccia locale mossa da qualche appassionato di archeologia per portare in salvo il muro o l’antico vaso, ma una di quelle battaglie culturali che oggi, nel nostro Paese, siamo in dovere di combattere come cittadini, per conservare – non sotto una campana di vetro, ma viva e feconda – la memoria, la cultura e l’identità dei nostri territori, per far crescere i nostri figli come membri di una comunità di cittadini consapevoli, liberi e pensanti.
Tsao Cevoli
Direttore del Master in Archeologia giudiziaria e crimini contro il patrimonio culturale del Centro per gli studi criminologici di Viterbo
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY