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23enne disabile strappata alla famiglia - I medici ai genitori: "Necessario il ricovero" - La madre: "Ce la stanno ammazzando lentamente"

Francesca Mastrolonardo al Gemelli

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Francesca Mastrolonardo

Francesca Mastrolonardo 

Insieme per Francesca - Laura Tramma, la mamma della ragazza

Laura Tramma, la madre di Francesca 

Mariano Mastrolonardo

Mariano Mastrolonardo, il padre di Francesca 

Viterbo – Francesca Mastrolonardo al Gemelli.

L’odissea della 23enne disabile continua anche fuori dalla casa famiglia.

Ieri, i genitori l’hanno portata al Policlinico Gemelli di Roma per degli accertamenti. “Francesca non è più la stessa da quando è tornata – spiega la madre, Laura Tramma -. Lamentava malesseri di vario genere. Da uno strano gonfiore alle gambe a una nausea continua che le sta impedendo un’alimentazione regolare. La glicemia è altissima. L’abbiamo fatta visitare e ci è stato consigliato il ricovero immediato”.

Dopo otto mesi in casa famiglia, Francesca è tornata provata. Sempre stanca, secondo la mamma, e con evidenti difficoltà a riprendere i suoi ritmi di prima.

“Mi ha detto che le facevano bere latte a pranzo e a cena e la notte vomitava di nascosto. Non vorrei che si trattasse di una forma di anoressia nervosa… Di certo, Francesca è stata mortificata lì dentro. Ha accumulato una frustrazione, un’ansia e una tensione che adesso si ripercuotono tutte sul suo fisico. Un omicidio lento, per come la vedo io: ce la stanno ammazzando piano piano”. 

I genitori contestano il progetto riabilitativo che la ragazza dovrebbe seguire da adesso in poi, per riadattarsi alla vita fuori dalla casa famiglia. Un progetto troppo stringente, secondo la madre. “Con il padre Mariano Mastrolonardo, siamo andati a parlarne con il giudice Filippo Nisi, lo stesso che aveva emesso il provvedimento di allontanamento di Francesca per mandarla in casa famiglia. Ci ha consigliato di riadattare il progetto anche alle nostre esigenze, soprattutto negli orari. Ci sono passaggi assurdi. Tipo che ogni domenica alle 15 Francesca deve passare da me al padre o dal padre e a me, a seconda di chi trascorre con lei la mattina. E se invece passassimo la domenica tutti insieme? E se alle 15 fossimo ancora intorno al tavolo a pranzo con i parenti? E se fossi andata a fare una gita fuori porta con mia figlia? Questo progetto tratta Francesca come un pacco e questo non lo possiamo accettare, né io né il padre, anche se ci hanno costretti a firmarlo”.

Francesca è tornata a casa il 7 dicembre. Era stata portata nella casa famiglia di Narni il 27 marzo. Per il suo bene, secondo il giudice tutelare, che ha deciso in base a relazioni della Asl che analizzavano anche il quadro familiare di Francesca, sottolineando la forte conflittualità tra i genitori separati. “A me mi hanno vista una volta appena – commenta la madre -. E’ vero che c’erano dei contrasti con il padre, ma li abbiamo superati. Se le persone decidono di cambiare, a volte, può succedere il miracolo. Ed è successo”. 

Adesso pensano alla salute di Francesca. Uniti come mai prima d’ora. “Il padre chiedeva da novembre la sua cartella clinica. Non abbiamo mai avuto risposta. Ora Francesca farà tutte le analisi e le visite del caso. A seconda dell’esito, io e il padre consulteremo i nostri legali e decideremo insieme. Certo è che la dignità di mia figlia non è stata considerata. Né tantomeno l’autonomia che si era conquistata: qui a Tuscania usciva sempre da sola, a piedi, tutti la conoscevano e non aveva paura. Adesso non so davvero quando si riprenderà”.


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31 dicembre, 2015

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