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Viterbo - Riformata la sentenza di primo grado che condannava gli sfruttatori a 11 anni

Baby prostitute, pene più soft agli aguzzini

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Baby prostitute, il primo processo in Corte d'Assise a Viterbo

Baby prostitute, il primo processo in Corte d’Assise a Viterbo

Baby prostitute, il primo processo in Corte d'Assise a Viterbo - Gli avvocati Mario Murano e Natale Perri

Baby prostitute, il primo processo in Corte d’Assise a Viterbo – Le difese – Gli avvocati di Kola

Baby prostitute, il primo processo in Corte d'Assise a Viterbo - Le difese

Baby prostitute, il primo processo in Corte d’Assise a Viterbo – Le difese

Gli avvocati Giuliano Migliorati e Marco Russo

Baby prostitute – Il primo processo in Corte d’Assise a Viterbo – Le difese

Viterbo – (s.m.) – Comprate, violentate, segregate e costrette a prostituirsi.
Si è chiuso ieri il processo d’appello per la vicenda delle due ragazzine di 15 e 16 anni ridotte in schiavitù a Viterbo nel 2005.

La Corte d’Assise d’appello di Roma ha riformato la sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Viterbo nel 2011. Sconti di pena per quasi tutti, due proscioglimenti e un’assoluzione. 

La Corte d’Assise d’appello, presieduta da Giancarlo De Cataldo, ha inflitto otto anni a Samuel Kola e Arthur Sulejmani, ‘carcerieri’ delle ragazze e gestori del business della prostituzione; in primo grado erano stati condannati a 11 anni. E’ stato lo stesso procuratore generale a chiedere la riduzione di pena, per un’aggravante non più prevista dalla legge.

Octavian Ilie, presunto “procacciatore di clienti”, ha preso 6 anni e mezzo al posto degli 8 comminati in primo grado. Nulla cambia per Iosif Dreghigi: tre anni per sfruttamento della prostituzione minorile, come nella sentenza viterbese. 

Assolta Rosa Monica Velez Montermozo, unica donna ancora imputata (le altre erano state scagionate in primo grado). I giudici viterbesi le avevano inflitto 4 anni e mezzo, ritenendola custode delle ragazze, ‘fornitrice’ di cellulari per parlare coi clienti e affittuaria di alcune delle alcove del sesso tra il ‘palazzaccio’ di via Cattaneo e il quartiere San Pellegrino.

Prosciolti Giovanni Bencivegna e Davide Aggiunto, clienti delle babyprostitute, sorpresi dalla polizia nel blitz della liberazione. In primo grado furono condannati a 6 mesi. Il reato è prescritto.

L. e A., romene, arrivano in Italia nel gennaio 2005. Hanno 15 e 16 anni. Prima la scusa del lavoro in pizzeria, poi della prostituzione con lauti guadagni. E invece, finirà tutto in tasca agli aguzzini. 

Sulejmani e Kola le comprano per 1000 euro ciascuna.

Violentate all’arrivo in Italia, quando L. viene portata a Firenze e ‘offerta’ agli amici di Sulejmani, per il suo battesimo da squillo. Violentate dopo, quando A. resterà incinta di Sulejmani.

Le ragazze hanno raccontato di non aver provato quasi mai a ribellarsi: “Se rifiutavo mi ammazzavano”, ha spiegato A. ai giudici, ricordando di quando fu portata sulla Cimina e minacciata con una trave di legno se faceva la difficile.

Quando Octavian ricompra L. perché “rendeva poco”, con l’intenzione di rivenderla ai brasiliani, la squadra mobile non può più aspettare. Rischiano di perdere ogni traccia della ragazza. Il 24 marzo 2005 scatta il blitz nelle “case dell’amore”: per le ragazze è la libertà dopo due mesi di prigionia. Dalla loro storia sono nati due processi. L’altro, ancora in attesa di appello, vedeva imputati per tratta di esseri umani i presunti venditori di L. e A.: uno ha preso 12 anni di carcere in primo grado.

La difesa racconta una storia diversa: le ragazze sapevano bene cosa andavano a fare in Italia, lo facevano anche in Romania. Avevano genitori a Roma e cellulari a disposizione, ma non hanno mai chiesto aiuto. Entro un mese, le motivazioni della sentenza.


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11 maggio, 2016

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