Viterbo – Ha già aperto una commissione d’inchiesta la Asl di Viterbo, pronta a costituirsi parte civile contro i dipendenti furbetti che secondo l’accusa avrebbero danneggiato l’azienda timbrando il cartellino per poi tornare a casa.
I reati ipotizzati sono assenteismo e truffa mediante false attestazioni: l’importo complessivo sarebbe di 1,3 milioni di euro, secondo la Guardia di finanza. La Asl ricorrerà così anche alla corte dei conti.
Lo ha annunciato questa mattina la direttrice generale Daniela Donetti, affiancata dal direttore sanitario Antonio Bray e dalla direttrice amministrativa Maria Luisa Velardi.
“E’ un momento doloroso per tutta l’azienda – ammette Donetti -. Siamo rattristati e arrabbiati perché questo non solo non è un comportamento consono per dipendenti della pubblica amministrazione, ma danneggia anche i pazienti e tutti quei medici e infermieri che ogni giorno salvato centinaia di vite umane”.
Scattate le indagini, la Asl ha subito collaborato con finanzieri e procura. “Era la cosa più corretta e utile da fare – sottolinea Donetti -. Purtroppo prima dell’operazione della Guardia di finanza non sapevamo nulla, altrimenti saremmo stati i primi a denunciare. Ma ora abbiamo già aperto una commissione interna che prenderà una serie di provvedimenti nei confronti dei dipendenti indagati e valuterà il danno fatto all’azienda. Poi ricorreremo alla corte dei conti”.
Un solo obiettivo: tutelare l’azienda sanitaria. “Per questo – conclude Donetti -, ci costituiremo presto parte civile”.
Ventitré indagati, tra medici, infermieri e ausiliari in servizio a un’unità operativa dell’ospedale di Belcolle. Secondo l’accusa, timbravano o si facevano timbrare il cartellino dai colleghi. Poi si allontanavano, tornando a casa o dedicandosi ad altri impegni familiari. In un caso, un’impiegata faceva shopping durante l’orario di ufficio; in un altro, una seconda, assisteva a una recita di Natale.
I reati ipotizzati dalla procura di Viterbo sono, a vario titolo, assenteismo e truffa mediante false attestazioni ai danni dell’Asl. I ventitré, stamane, si sono visti recapitare dalla Guardia di finanza provvedimenti di conclusione indagine-avvisi di garanzia, mentre una infermiera è stata sospesa a titolo cautelare dal servizio.
Per le indagini, i finanzieri hanno installato una serie di telecamere in prossimità degli strumenti di timbratura dei cartellini magnetici, per poi incrociare i dati di rilevazione delle presenze con pedinamenti e analisi dei tabulati telefonici. Mediamente, sono state esaminate oltre mille posizioni al giorno.
Coordinate dalla pm Paola Conti, le indagini si sono anche concentrate sugli stratagemmi ideati da alcuni dipendenti per ottenere presunte maggiorazioni dello stipendio, anche in giornate in cui erano assenti dal posto di lavoro. Dodici indagati, tra medici e infermieri, sono accusati di aver indebitamente percepito, grazie a false attestazioni, “indennità accessorie allo stipendio per prestazioni domiciliari effettuate in giorni di assenza dal lavoro, oppure gonfiate nella quantità del servizio reso, ovvero effettuate ma rendicontate anche a favore di terzi che non avevano partecipato all’intervento domiciliare – scrive in una nota la Guardia di finanza -, per un importo complessivo pari a 1,3 milioni di euro”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY