Viterbo – “Nella sanità oggi chi ruba lo becchiamo, è solo una questione di tempo”. Arriva a Viterbo la ministra alla Salute Beatrice Lorenzin. All’ex mattatoio si parla di modello umano della sanità. Affollata lezione del Centro studi Aldo Moro, ma è inevitabile un riferimento alle ultime vicende che hanno scosso la sanità locale. I furbetti del cartellino a Belcolle.
“Non è nostra competenza – spiega Lorenzin – come ministro ho subito chiesto di capire cosa stava accadendo. Ovviamente noi manderemo gli ispettori, quando ci sono fatti così grandi. È in corso un lavoro della procura che poi accerterà i fatti.
Ma nella nostra mission dobbiamo vigilare tutti perché fenomeni così non accadano.
Se i fatti che abbiamo letto sono veri, sono molto, molto gravi. Occorre che tutti comprendano come non ci sono più margini perché certi episodi accadano. Avvengono sistematicamente in varie parti d’Italia. Non è un caso isolato, purtroppo ce ne sono stati molti altri in Italia. Ce ne saranno ancora, finché non si finirà”.
Accanto alla ministra, Giuseppe Fioroni, introduce l’ospite e inevitabilmente anche lui affronta il tema del giorno. “È un momento particolare – spiega Fioroni – a Viterbo la gente è scioccata da quello che sta leggendo. Sarà la procura a fare chiarezza, ma quando un intero sistema che opera in un reparto è associato non al bene, è un trauma”.
In prima fila, tra gli altri, il direttore generale Donatella Donetti. La ministra Lorenzin ne approfitta per avere lumi sull’eterno cantiere: “L’ospedale di Belcolle – osserva la ministra – si va avanti con i lavori, per finire nel 2018. Ce la faremo”. Donetti fa gli scongiuri. “Ma lei è donna, vedrà che riesce”.
La sua lezione attinge molto dal lavoro portato avanti dal governo a partire dal 2013. “Le assunzioni – continua la ministra – in passato avvenivano non su fabbisogni, ma senza cognizione. Noi ci siamo impegnati sui fabbisogni, regione per regione. Poi abbiamo sbloccato i concorsi, mettendoci i soldi.
Solo da una cosa banale, come la centrale unica d’acquisti, nei primi sei mesi del 2016 abbiamo risparmiato 700 milioni”.
Concorda con Fioroni, che poco prima aveva ribadito come la politica debba allontanarsi dalla sanità. Fare un passo indietro. “Anche perché – osserva Lorenzin – se il primario è raccomandato ma non bravo, poi le elezioni si perdono. Tutti perdono, eccetto dove la sanità funziona bene. Quindi se non lo volete fare per il sistema sanitario, fatelo per i voti”.
In linea col parlamentare viterbese. “Se mi capita di stare male – spiega Fioroni – vorrei che a curarmi ci sia un medico nominato dal direttore perché è bravo, non perché mio compagno di partito. Sarei molto meno tranquillo in quest’ultimo caso”.
Ma Fioroni sa che l’argomento è scivoloso. “Quando parlo di sanità – continua Fioroni – chissà perché qualcuno pensa sempre che io me la voglia prendere con Donetti o con la regione.
Zingaretti, poi, lo si può accusare di tanto, ma non di non averci provato con la sanità”.
Sul tema della lezione, invece: “Umanizzare la sanità – dice la ministra Lorenzin – non è per niente scontato. Il concetto è stato inserito soltanto di recente nel patto di salute”.
Giuseppe Ferlicca
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