Viterbo – C’è “un radicato e diffuso malcostume all’interno della Asl di Viterbo”. Un malcostume “non adeguatamente fronteggiato dall’amministrazione sanitaria”. Per questo motivo, secondo il tribunale del Riesame, Tiziana Riscaldati, primario di medicina trasfusionale dell’ospedale di Belcolle, e l’infermiera Stefania Gemini andavano entrambe sospese dal servizio per sei mesi. C’era il pericolo di reiterazione del reato.
E’ scritto nella sentenza della corte di Cassazione, che sommariamente riporta la motivazione della decisione del Riesame. Sentenza di Cassazione che fa seguito al ricorso dei difensori di Riscaldati e Gemini per quanto riguarda le misure cautelari decise dal Riesame.
Dopo il parere del Riesame, infatti, i difensori delle indagate hanno fatto ricorso alla suprema corte, che ha confermato la sospensione solo per l’infermiera, rinviando al Riesame gli atti sul primario Riscaldati per un nuovo esame.
Riscaldati e Gemini sono indagate per truffa aggravata ai danni della Asl, per aver utilizzato in modo illecito il proprio cartellino, affidando la timbratura ai colleghi per figurare in servizio nonostante fossero altrove. Ma anche per aver conseguito indebitamente indennità per prestazioni di trasfusioni a domicilio, in realtà mai effettuate. L’infermiera, inoltre, avrebbe anche tentato di ostacolare le indagini predisponendo false schede nel registro di pronta reperibilità.
Il 2 agosto scorso il gip di Viterbo aveva rigettato le misure cautelari richieste dalla pm Paola Conti, escludendo la gravità indiziaria nei confronti di Riscaldati “sulla base della qualifica dirigenziale posseduta che non comporta l’obbligo di frequenza quotidiana dell’ospedale, essendo vincolata solo al raggiungimento di determinati obiettivi di produzione”. Pur ritenendo la gravità indiziaria per tutti gli altri reati, il gip aveva escluso “la sussistenza di qualunque misura cautelare ritenendo inesistente la minaccia del pericolo di reiterazione dei reati, considerando la personalità delle indagate, l’effetto deterrente esercitato dal procedimento penale e l’inesistenza di un pericolo di inquinamento prove”.
Condividendo le valutazioni del giudice sulla gravità indiziaria, il Riesame ha però ribaltato il giudizio sulle misure cautelari rilevando un carattere di “sistematicità e frequenza, nel breve periodo monitorato dalla polizia giudiziaria, delle condotte fraudolente”. Per il Riesame tali condotte sarebbero state “sintomatiche di un radicato e diffuso malcostume all’interno della Asl di Viterbo, peraltro non adeguatamente fronteggiato dall’amministrazione sanitaria essendo rimaste immutate dopo i fatti le procedure di controllo”.
Nei confronti dell’infermiera Stefania Gemini, il Riesame afferma anche il “pericolo di inquinamento prove, in relazione all’occultamento di documentazione inerente alle indagini rinvenuta in casa dell’indagata e all’interno di una borsa custodita nella propria auto”.
Diversa la valutazione della Cassazione, che nei confronti delle indagate ha preso decisioni differenti. Per il primario Tiziana Riscaldati, limitatamente alle esigenze cautelari, la suprema corte ha rinviato gli atti al Riesame per un nuovo esame. Secondo la Cassazione “il giudizio sulla attualità e concretezza del pericolo di recidiva finisce con l’essere ancorato dal Riesame più alla considerazione dell’assenza di ‘anticorpi istituzionali’ contro il virus del malcostume che sul necessario approfondimento dei parametri soggettivi dell’imputata”.
Rigettato invece il ricorso di Gemini, condannata al pagamento delle spese processuali. “Le valutazioni cautelari si inseriscono in un più ampio quadro di gravità indiziaria, compresa la predisposizione di false schede nel registro di pronta reperibilità, che conferisce diverso rilievo alla considerazione della ‘sistematicità’ delle condotte di reato”, sentenzia la Cassazione. Per l’infermiera, dunque, rimangono confermati i sei mesi di sospensione.
Per capire il meccanismo…
La procura di Viterbo chiede al gip misure cautelari nei confronti del primario dell’ospedale di Belcolle, Tiziana Riscaldati, e dell’infermiera Stefania Gemini.
Il gip respinge le richieste della procura, che così ricorre al Riesame. Il Riesame dispone una sospensione di sei mesi dal servizio per entrambe le indagate.
Gli avvocati difensori di Gemini e Riscaldati ricorrono in Cassazione. La suprema corte conferma la sospensione di sei mesi per l’infermiera. Per il primario invece, limitatamente alle esigenze cautelari, rinvia gli atti al Riesame per un nuovo esame.
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