Viterbo – Aggressione di via Valle Piatta, giorni d’attesa per i quattro indagati. Attesa per la decisione del tribunale della libertà sulle revoca degli arresti domiciliari. E attesa di sapere se il gip Savina Paoli accoglierà la richiesta di incidente probatorio.
I quattro giovani arrestati il mese scorso chiedono che un perito super partes, nominato dal giudice per le indagini preliminari, stabilisca se veramente la prognosi dello studente massacrato di botte a Carnevale sia superiore ai quaranta giorni.
Non a caso. Dalla durata della convalescenza deriva infatti l’attuale accusa di lesioni personali aggravate, per la quale gli indagati rischiano, in caso di condanna col rito ordinario, una pena da tre a sei anni di reclusione.
Sono stati arrestati il 15 giugno, oltre tre mesi dopo il pestaggio del 25 febbraio, sabato di Carnevale, in via Valle Piatta, nel centro storico di Viterbo. Vittima uno studente di 25 anni.
Il caso dell’aggressione di Casapound a Vignanello ha fatto scuola. I quattro giovani reclusi in casa dal 15 giugno intendono anche loro dimostrare che la prognosi è inferiore ai quaranta giorni, nella fattispecie di trenta giorni, per cui il reato sarebbe riqualificabile in lesioni personali semplici.
Uno contro nove, come documentato da un eloquente filmato, si sono scagliati contro una vittima completamente inerme, atterrata con ginocchiate, cinghiate, calci e cazzotti a testa, addome, schiena e gambe. Lo studente, lasciato esanime in un lago di sangue, è stato colpito alla schiena anche con il tergicristallo di un’auto, brandito come una spranga. Un pestaggio durato sessanta, interminabili, secondi.
Dalla parte dei quattro giovani, identificati grazie ai filmati, ci sarebbero due consulenze di parte, secondo le quali la vittima avrebbe riportato lesioni guaribili in trenta giorni.
“Non si capisce da dove spunti una prognosi superiore, dal momento che il consulente del pm si è limitato a guardare il ragazzo, senza nemmeno visitarlo. Crediamo che, per mettere un punto fermo su un dato così sensibile come la prognosi, si debba ricorrere all’incidente probatorio”, spiegano i difensori.
Per il momento si è riservata il gip Savina Poli, la stessa che lo ha concesso ai due giovani neofascisti indagati per l’aggressione a un 24enne di Vallerano lo scorso 12 febbraio a Vignanello. Uno di loro, peraltro, ai domiciliari da quasi quattro mesi.
Per restare in tema, nel frattempo, non fa sperare bene ai quattro giovani, ormai ai domiciliari da quasi un mese, la mancata decisione del tribunale del Riesame che, passato il weekend, anche ieri, lunedì, è rimasto in silenzio sulla richiesta di revoca o alleggerimento della misura presentata la settimana scorsa dai difensori di Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini.
Il tribunale della libertà, infatti, quando ci sono degli indagati sottoposti a misure di custodia cautelare, ad esempio i domiciliari, come in questo caso, cerca di accelerare i tempi, se l’esito del ricorso è favorevole. Per dire l’ultima parola, bisogna comunque aspettare l’ordinanza.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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