Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Civitavecchia - Il tribunale rinvia la discussione e dispone una perizia super partes

Neonata di Vetralla morta a Tarquinia, chiesta perizia super partes

Condividi la notizia:

Il tribunale di Civitavecchia

Il tribunale di Civitavecchia

 

L'avvocato Claudia Polacchi

L’avvocato Claudia Polacchi

 

L'avvocato Paolo Delle Monache

L’avvocato Paolo Delle Monache

Civitavecchia – (sil.co) – Si allungano nuovamente i tempi del processo per la morte della piccola Viola, la bambina nata all’ospedale di Tarquinia il 30 giugno 2012 e deceduta dopo sette ore di agonia. Ieri doveva essere il giorno della discussione.

Invece, a distanza di oltre cinque anni dalla tragedia, il tribunale di Civitavecchia, dove è in corso il processo a due ginecologi e due ostetriche, ha disposto una perizia d’ufficio, super partes, che dovrebbe chiarire una volta per tutte se quella morte si poteva evitare e se ci sono responsabilità da parte dei sanitari. 

Secondo la difesa, sarebbe morta per colpa del fato e non per colpa di ostetriche e ginecologi la piccola Viola, figlia primogenita di una coppia di Vetralla nata all’ospedale di Tarquinia il 30 giugno 2012 e deceduta dopo sette ore di agonia. I genitori, dopo la tragedia, non sono riusciti ad avere altri figli. 

Secondo l’accusa sarebbero dovuti intervenire prima con un cesareo, invece di estrarre la piccina con la ventosa all’ultimo momento, con il cordone ombelicale stretto attorno al collo. Imputati sono i due medici e le due ostetriche di turno il giorno della tragedia. Se avessero visto i segni di sofferenza fetale, Viola avrebbe potuto essere ancora viva.

Non la pensano così i consulenti della difesa, secondo i quali quello che è successo era del tutto imprevedibile e la morte della neonata non è colpa degli imputati. Nessuna scorretta interpretazione del tracciato. La morte della piccina, secondo gli esperti, sarebbe da ricollegare al fatto che la neonata, al momento dell’espulsione, ha aspirato liquido amniotico frammisto a meconio, il cui passaggio nelle vie aeree avrebbe provocato i problemi che hanno comportato il decesso di Viola.  Un evento del tutto imprevedibile.

Per l’ostetrica della mamma, nonostante la donna avesse 41 anni, i controlli dicevano che era tutto a posto. Analisi in regola, ecografie lo stesso. Mamma e bimba – alla vigilia del termine della gestazione – godevano entrambe di ottima salute. Una gravidanza normale che, sulla carta, si avviava a concludersi con un parto naturale.

Il tribunale affiderà l’incarico per la perizia a fine ottobre, poi dovranno passare minimo un paio di mesi. Andrà bene se si tornerà in aula dopo capodanno. “Siamo comunque soddisfatti – dicono i difensori di parte civile Paolo Delle Monache e Claudia Polacchi, commentando l’ulteriore allungamento dei tempi del processo  – sicuri che una consulenza al di sopra delle parti potrà chiarire una volta per tutte come e perché è morta Viola e se la piccina sarebbe potuta sopravvivere”. 


Condividi la notizia:
23 settembre, 2017

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tamponamento-tra-due-auto-sulla-teverina/