Marta – Vuole tornare al lavoro il 58enne che ha violentato, minacciato, perseguitato e messo due bombe a casa della ex.
A.B., originario di Viterbo, ha chiesto al giudice per le indagini preliminari qualche ora di permesso per poter tornare a esercitare la propria professione. Da mercoledì è recluso in casa con il braccialetto elettronico, e ieri mattina si recato al tribunale di via Falcone e Borsellino per l’interrogatorio di garanzia. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma al gip Rita Cialoni ha chiesto di potersi recare al lavoro. Il giudice si è riservato, e la riserva non dovrebbe scioglierla prima della prossima settimana.
L’uomo è accusato di aver violentato, minacciato, perseguitato, di aver fabbricato e messo due bombe a casa della ex convivente. Lei ha 45 anni, è rumena e vive a Marta. Nelle oltre cento pagine di ordinanza d’arresto i carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo, della compagnia di Montefiascone e della stazione di Marta hanno ricostruito decine di episodi avvenuti in un anno e mezzo. Da ottobre 2016 agli inizi di maggio.
Messaggi d’amore, seguiti da pesanti minacce di morte. Perché il 58enne non si sarebbe arreso alla fine della relazione. Stalking e aggressioni, che hanno fatto finire la donna anche al pronto soccorso, dove i medici hanno attivato il protocollo rosa per le vittime di violenza. In due casi, a gennaio 2017 e aprile 2018, è addirittura riuscito a piazzare due bombe sul balcone della ex. Quegli ordigni, noti anche come pipe bomb, avrebbe imparato a costruirli su internet, e gli artificieri di Roma li hanno fatti brillare prima che potessero creare danni.
Ma la pm Paola Conti, che ha coordinato le indagini, gli contesta anche la resistenza a pubblico ufficiale e il danneggiamento. Una notte si sarebbe recato sotto casa della 45enne riempiendo il muro di enormi falli disegnati e frasi ingiuriose. “Il susseguirsi degli eventi e i numerosi episodi persecutori – spiegano i carabinieri – hanno fortemente scosso la popolazione e destato grave allarme sociale nell’opinione pubblica del piccolo centro dove la vittima è residente”.
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