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Schianto sull'Aurelia bis - Si difende il trentenne di Arezzo a processo per la morte di un centauro 26enne originario di Chernobyl - E' accusato di omicidio colposo

“Quando ho messo la freccia, non c’erano moto in fase di sorpasso”

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Siarhei Chykun

Siarhei Chykun

L'incidente

L’incidente

L'auto e la moto coinvolte

L’auto e la moto coinvolte

Il casco del centauro morto

Il casco del centauro morto

Vetralla – (sil.co.) – “Prima di svoltare a sinistra, ho messo la freccia e guardato se veniva qualcuno. Non veniva nessuno. Poi, quando avevo quasi completato la manovra, il centauro in fase di sorpasso è piombato del tutto inaspettato sulla parte posteriore della mia vettura”. 

Il colpo è stato così forte che la macchina è andata in testacoda e le valigie che stavano nel portabagagli sono state sbalzate fuori.

Nel terribile schianto, avvenuto la sera del 14 agosto 2011 sull’Aurelia bis, è morto sul colpo Siarhei Chykun, un 26enne originario diChernobyl, adottato da una famiglia di Vetralla. Una tragedia che fece clamore.

A processo per omicidio colposo è finito un coetaneo di Siarhei, un trentenne di Arezzo, che ieri, a distanza di quasi sette anni, ha avuto per la prima volta l’opportunità di difendersi davanti al giudice Elisabetta Massini. I familiari della vittima, i genitori italiani e i due fratelli ucraini di Siarhei, assistiti dall’avvocato Lui Sini, nel frattempo, sempre ieri,hanno ritirato la costituzione di parte civile, essendo stati totalmente risarciti dall’assicurazione. 

Il conducente della vettura, che stava svoltando a sinistra a bordo di una Citroen C3 celeste, di ritorno dalle vacanze sul litorale della Tuscia, è stato rinviato a giudizio, anche se aveva la freccia, perché non avrebbe guardato se stava venendo qualcuno da dietro prima di girare.

Era la vigilia di ferragosto e l’automobilista stava tornando a casa dalle ferie trascorse al mare, viaggiando assieme alla fidanzata, quando è avvenuto lo schianto tra la sua vettura e il centauro in fase di sorpasso. 

“Ho guardato e non c’era nessuno che veniva da dietro. Il centauro mi è piombato addosso, giungendo da dietro. Fortunatamente è finito sulla parte posteriore della macchina, sennò chissà cosa ci sarebbe successo, quando avevo quasi finito la manovra di svolta a sinistra”, ha detto. Poi ha spiegato: “Era un rettilineo con la striscia continua. Ma in quel punto c’era il passo carrabile. Ho messo la freccia, controllato se qualcuno veniva da dietro e, siccome non c’era nessuno, sono passato”.

Siarhei viaggiava a bordo della sua Yamaha Tmax. Quando è giunto per la prima volta in Italia, nel 1994, aveva 8 anni. A Vetralla ha trovato una famiglia. A 18 anni ha deciso di rimanere per sempre, senza fare mai più ritorno in Bielorussia, chiedendo di lavorare nella falegnameria del padre. 

Nessun dubbio che il giovane imputato per la morte di Siarhei avesse messo la freccia. Per la difesa l’incidente sarebbe stato dovuto all’imprudenza del centauro, sopraggiunto dalla distanza di 200 metri alla velocità di 133 chilometri orari, dove il limite è di 70. 

Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato al 23 luglio per la discussione e la sentenza. 

 


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5 giugno, 2018

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