Viterbo – Due paesi uniti dalla cultura mediterranea.
Le atmosfere delle terre bagnate dal Nilo in piazza San Lorenzo. Flauti, tamburi, veli, abiti coloratissimi e musiche magiche per riprodurre il folklore dell’Egitto e in particolare del Maghreb in tutta la sua essenza. Una serata dal sapore internazionale per l’esibizione della Reda troupe ieri sera a Caffeina.
Fotogallery: La magica esibizione della Reda troupe
Sul palco danze popolari. Tipiche di una terra che affaccia sul Mediterraneo.
Suggestiva, in particolare, l’esibizione di “tannura” – antica danza dei dervisci egiziani – che ha volteggiato con le sue vesti colorate sulle note dell’inno di Mameli, tenendo in mano due bandiere italiane.
Un momento denso di emozione, durante il quale il pubblico si è alzato in piedi e, in prima fila, il prefetto Giovanni Bruno ha cantato con trasporto l’inno.
Giacomo Barelli ha spiegato il senso della serata: “Sono stati eseguiti vari stili di danza – ha detto – un’esibizione che dà un tocco internazionale al festival Caffeina. Sono danze del folklore e della cultura di un pezzo di mondo molto grande che affaccia sul Mediterraneo.
È in linea con la serata dei Mamuthones con cui abbiamo rappresentato il folklore del nostro paese. È la filosofia del festival. Vogliamo far parlare tutte le culture e le lingue anche attraverso la danza e in particolare la danza delle tradizioni popolari”.
Mahmoud Reda, attraverso uno studio etnologico, ha recuperato la tradizione delle danze popolari delle varie regioni egiziane, unendola alla sua formazione di ballerino di danza classica. Così è diventato l’ambasciatore della danza egiziana nel mondo e nel 1959 ha fondato la Reda Troupe, inizialmente un gruppo di 15-20 danzatori tra uomini e donne, e che oggi vanta in tutto circa 150 elementi tra ballerini di prima fila, giovani studenti, tecnici, musicisti e insegnanti.
“Ci sentiamo uniti da una comune cultura mediterranea – ha aggiunto Barelli – sono popolazioni che dialogano col folklore del sud Italia. Paesi che stanno a pochi km da noi e di cui spesso abbiamo una conoscenza stereotipata.
L’unione tra noi sta nella cultura. mediterranea. Loro guardano all’Italia come un paese che gli è molto vicino.
Si realizza così un dialogo tra i popoli che, in un momento come questo, non è poco.
È bello vedere le persone che applaudono e ballano, queste iniziative sono l’unico modo per sdoganare determinate barriere. Conoscenze e relazioni che mettono insieme i punti in comune, che, nel nostro caso, sono rappresentati dalla cultura mediterranea”.
La serata, resa possibile dall’ambasciata egiziana in Italia e dalla Sib di Benedetti, si è conclusa con le due bandiere, quella egiziana e quella italiana, sul palco. A sventolare una vicina all’altra.
A Benedetti, al prefetto Bruno e a Claudio Margottini, addetto scientifico per l’ambasciata italiana al Cairo, sono stati consegnati alcuni simboli della cultura egiziana.
Poi il tempo di un ultimo ballo tutti insieme, autorità e ballerini sul palco e pubblico in pista. Degna conclusione di una serata ricca di sentimenti popolari e non solo…
Paola Pierdomenico
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