| Tutti gli arrestati del blitz Drago Clicca sulle foto per ingrandire |
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![]() I militari che hanno preso parte all’operazione Drago |
– Tatuati, palestrati e con una lunga lista di precedenti penali.
Questi erano, per gli inquirenti, Michel e Django Barberio, fratelli di Soriano nel Cimino di 34 e 42 anni, tatuatore il primo, disoccupato il secondo.
Sono loro, a detta dei carabinieri che hanno eseguito il blitz Drago (fotocronaca*video), il “motore” del sodalizio decapitato con l’operazione di ieri mattina, che ha portato all’arresto di 40 persone, tra cui 23 a Viterbo e provincia.
I Barberio erano vecchie conoscenze delle forze dell’ordine. Già arrestati in passato per una serie di furti e altri precedenti.
Django era ancora ai domiciliari insieme alla sua fidanzata V.J., anche lei finita in manette ieri, per tre furti in una concessionaria e due negozi di Vetralla, risalenti a fine febbraio-inizio marzo scorso.
In quell’occasione, al processo al tribunale di Viterbo, ammisero tutte le loro responsabilità, mostrandosi disposti fin da subito a collaborare col giudice che, proprio per la loro “buona condotta”, concesse i domiciliari.
Lui ebbe un malore dopo l’arresto. Lei fu più volte sul punto di piangere, in aula. Docili al punto da non sembrare neppure la stessa coppia arrestata all’alba di ieri mattina. Chilometrica la lista delle accuse, che vanno dallo spaccio al traffico di anabolizzanti, dalla violenza sessuale allo sfruttamento della prostituzione, passando per furto, usura, estorsione, rapina e sequestro di persona.
A lei, V.J., 37 anni, romena residente a Soriano, si contestano spaccio e furti. Barberio, 42enne sorianese, deve invece rispondere di quasi tutte le accuse formulate dal pm Stefano D’Arma. Comprese quelle più pesanti: sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale sulla donna che aveva costretto a diventare una squillo.
La sua compagna non solo lo sapeva, ma avrebbe anche assistito alle percosse e alla violenza, spartendo col suo uomo i guadagni della prostituzione.
Al processo per quei tre furti commessi tra il febbraio e il marzo scorso, Django Barberio disse di essere disoccupato. Di fare piccoli lavori saltuari di meccanica. Di non avere i soldi neppure per mangiare e di soffrire di ipoglicemia proprio perché mangiava poco.
Aggiunse che la Bmw in cui fu trovata la refurtiva, l’aveva comprata con un sussidio di disoccupazione. E proprio da quella Bmw, crivellata l’anno scorso con una decina di colpi d’arma da fuoco, sarebbe partita la maxi-inchiesta.
Quanto al fratello minore di Michel, 34enne tatuatore di talento, anche lui pluripregiudicato, aveva da poco aperto uno studio a Viterbo. Proprio qui, secondo le indagini dei carabinieri, la droga sarebbe stata conservata e tagliata.
E per finanziare l’acquisto di cocaina i due fratelli e le loro conoscenze si sarebbero dedicati anche ad altre attività, tra cui il racket delle estorsioni. Per far paura alle vittime, secondo gli investigatori, puntavano sulle minacce, ma anche sui muscoli gonfiati dagli anabolizzanti e sul finto accento napoletano.
Per loro, come per la compagna di Django e altre 27 persone, si sono aperte le porte del carcere. A giorni, gli interrogatori di garanzia.
Stefania Moretti
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