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Tribunale - Tragedia nel lago di Bolsena - Imputati tre uomini e una donna denunciati dalla Digos - Inneggiavano sul social network alla morte di Morientes Diomande

Commenti razzisti su Facebook, quattro a processo

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 Morientes Diomande

Morientes Diomande

Viterbo – (sil.co.) – Al via il processo ai quattro indagati per i commenti razzisti su Facebook dopo la morte di Diomande Morientes.

Si tratta di tre uomini e una donna residenti nel Viterbese, nessuno conosciuto per l’appartenenza a movimenti o partiti politici, denunciati a suo tempo a piede libero per diffusione di frasi dal contenuto razzista. 

Sono le quattro persone identificate nell’agosto 2017 dalla Digos che stava indagando sui commenti xenofobi apparsi sulla pagina Facebook di Tusciaweb dopo la morte del ventenne ivoriano annegato il 3 agosto dello stesso anno nel lago di Bolsena. 

Gli imputati saranno giudicati dal giudice monocratico Silvia Mattei del tribunale di Viterbo.

In base alla legge Mancino rischiano la reclusione fino a un anno e 6 mesi o una multa fino a 6mila euro. Sono le pene previste per chi propaganda “idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico”, oppure “istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. E’ invece previsto il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi “in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Gli accertamenti sono partiti da un post di commento “dalla chiara lettura discriminatoria”, come specifica la Digos, lasciato sulla pagina di Tusciaweb.“Uno di meno”, scriveva l’autore, riferendosi al giovane annegato.

“A tale post se ne aggiungevano altri, dello stesso tenore. A questo punto – si legge ancora nella nota diramata due anni fa – veniva attivata una tempestiva e attenta analisi del materiale presente nei social network da parte degli uomini della Digos, diretti dalla dottoressa Monia Morelli, con la collaborazione di personale della locale sezione della polizia postale dalla quale emergeva, in particolare, il tenore xenofobo dai post di quattro profili”.

La polizia spiegava che “a nulla è valso l’uso di nickname, né il tentativo di almeno uno dei responsabili di cancellarsi dalla piattaforma poiché, si ricorda in tal senso, è stato attuato dalla polizia postale il ‘congelamento dei dati’ e grazie all’attività di indagine della Digos sono stati identificati gli autori dei commenti discriminatori: tre uomini e una donna residenti nel Viterbese, nessuno conosciuto per l’appartenenza a movimenti o partiti politici, i quali sono stati segnalati alla Procura della Repubblica per il reato di diffusione di frasi dal contenuto razzista”.


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12 aprile, 2019

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