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Commenti razzisti sul ragazzo morto al lago - Anche su Facebook valgono le norme di libertà che regolano la convivenza civile nel mondo - L'indagine della polizia di stato ripristina il rispetto della legge anche sui social

Lo stato di diritto c’è!

di Carlo Galeotti

Soccorsi sul lago di Bolsena - Nel riquadro: Morientes Diomande

Soccorsi sul lago di Bolsena – Nel riquadro: Morientes Diomande

Viterbo – La legge c’è. Lo stato di diritto c’è. Anche a Viterbo e anche su Facebook.

Con una indagine fulminea, appena 4 giorni, lineare ed efficace digos e polizia postale hanno identificato e segnalato alla procura i presunti autori di 4 post che le stesse forze dell’ordine definiscono discriminatori. Insomma razzisti. 

Ovviamente si tratta, per ora, solo di una indagine. Tutto dovrà passare poi al vaglio della magistratura ed eventualmente dei giudici. Come dire tutti innocenti, come prevede la costituzione, fino al giudizio definitivo.  

Ma una cosa è certa: l’indagine di digos e polizia postale ha ristabilito una cosa che doveva essere ovvia, ma che evidentemente non era chiara a tutti: su Facebook come nel mondo valgono le leggi dello stato. E questo comporta che c’è libertà di parola e opinione finché non violano leggi o si faccia strame dei diritti altrui.

Un principio elementare per chiunque scriva, parli, comunichi pubblicamente. Ma che non a tutti appare chiaro. Specialmente su internet e, ancora più, su Facebook molti credono di poter dire la qualunque. Calunniando, diffamando, facendo apologia di reato, propagandando idee razziste, istigando a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi in realtà si commettono reati con la semplice parola. A molti può sembrare una cosa strana, ma è così. Queste sono le nostre leggi e, se non vengono modificate, forze dell’ordine e magistratura hanno il compito di farle rispettare. Punto. Senza “se” e senza “ma”.

L’azione della polizia di stato viterbese, anche per la sua rapidità ed efficacia, ha semplicemente, si fa per dire, ripristinato le regole dello stato di diritto, della democrazia anche su Facebook. Ha dato concretezza alla costituzione, che vale anche nei social. Ora la parola è alla magistratura.

E si badi bene, nessuno chiede alla magistratura se non di valutare serenamente se effettivamente siano stati commessi reati. Senza persecuzioni per nessuno e con la consapevolezza che solo a giudizio definitivo ci sono dei responsabili. 

Comprendiamo che argomentare razionalmente sia talvolta più difficile e meno efficace di chi spara banalità per sentito dire. Di chi orecchia stupidaggini e pseudoinformazioni e le ribalta sulla propria tastiera e sul web. Ma questo è il compito di chi fa informazione.

In questa storia ci conforta il fatto che un uomo di caratura come il vescovo Lino Fumagalli ci abbia messo la faccia senza esitare un secondo. Si dirà che così si comporta un cristiano. Ma non sempre è così. Non è stato sempre così. E non sempre un vescovo è disponibile a sporcarsi la tonaca col mondo reale. Seguire il Cristo, insomma, può essere cosa assai difficile e ardua.

Ci sono state poi prese di posizione pubbliche significative. Tutte nella consapevolezza che sarebbe stato più semplice lisciare il pelo della iena. Fatta di razzismo, ignoranza e violenza.

Ma c’è chi dice “no”. E sono tanti e di tutte le aree di pensiero. Fortunatamente. Come dire che l'”ortopedia del camminare eretti” non è regola morale di pochi in questo povero paese. Che gli uomini sono molti di più dei quaquaraquà della tastiera che non hanno neppure il pudore di rispettare la morte di un ragazzo di venti anni.

Consola infine il fatto che la morte di Morientes Diomande, per quello che ha disvelato, un vero e proprio giacimento di razzismo a buon mercato, e per quello che ci ha fatto recuperare, lo stato di diritto in atto, non è stata del tutto inutile. 

Carlo Galeotti


– Il post di Tusciaweb su Facebook sul ragazzo morto nel lago

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9 agosto, 2017

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