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Corte di Cassazione - Orte - Tre anni e otto mesi allo studente universitario fatto arrestare subito dopo l'aggressione dalla vittima

Stuprò la cugina, definitiva la condanna per violenza sessuale

di Silvana Cortignani
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Gli avvocati Fabrizio Ballarini e Stefania Sensini

Gli avvocati Fabrizio Ballarini e Stefania Sensini

Orte – Stuprò la cugina, definitiva la condanna per violenza sessuale a tre anni e otto mesi per lo studente universitario ivoriano arrestato subito dopo l’aggressione, avvenuta Orte il 4 settembre di cinque anni fa, quando la vittima fu trovata dai carabinieri chiusa a chiave nella sua camera, sotto shock, coi vestiti strappati e sporca di sangue.

Ultimo tassello la sentenza con cui la corte di cassazione, nei giorni scorsi, ha confermato la condanna a tre anni e otto mesi inflitta il 15 maggio dell’anno scorso in secondo grado a un incensurato 35enne della Costa d’Avorio arrestato a settembre 2014 dai carabinieri di Orte per lo stupro della cugina, una connazionale che all’epoca aveva 22 anni.

In primo grado, il 20 maggio del 2016, come chiesto dal pm Paola Conti, l’imputato era stato condannato a cinque anni con l’abbreviato dal gup Stefano Pepe del tribunale di Viterbo. Pena riformata al ribasso dalla corte d’assise d’appello, che ha riconosciuto all’imputato le attenuanti. 

La violenza, secondo l’accusa, si sarebbe consumata al primo incontro tra i due giovani, il 4 settembre di cinque anni fa, a casa della madre dell’imputato, a Orte, dove la 22enne, da anni in Italia, si era recata per qualche giorno, conoscendo il cugino, uno studente universitario, appena giunto nel nostro paese. 

Era pomeriggio quando il 35enne si sarebbe introdotto nella camera da letto della cugina, si sarebbe scagliato contro la vittima, le avrebbe strappato i vestiti, l’avrebbe sbattuta su un materasso appoggiato a terra e l’avrebbe brutalmente violentata. La difesa ha sempre sostenuto la tesi del rapporto sessuale consenziente, trasformato in stupro per giustificarsi con la famiglia e il fidanzato dalla ragazza, assistita nell’arco dell’intera vicenda dagli avvocati Fabrizio Ballarini e Stefania Sensini e parte civile al processo.

La vittima fu trovata dai carabinieri, che lei stessa aveva chiamato dopo essersi chiusa a chiave nella stanza, in stato di shock, con gli shorts strappati e la biancheria insanguinata. Per il cugino, che sulle prime aveva provato a non far entrare in casa i militari, scattarono le manette con l’accusa di violenza sessuale. Violenza confermata dai referti del pronto soccorso. 

Una famiglia colta e benestante quella dove è maturata la violenza. Il 35enne era venuto in Italia come studente di informatica all’università di Camerino, con un curriculum di tutto rispetto: vincitore di borse di studio, rappresentante dei giovani africani in India, impegnato nel sociale e con missioni umanitarie alle spalle.

La stessa famiglia della vittima avrebbe tentato di convincere la ventenne a ritirare la denuncia per evitare scandali e ripercussioni. Ma lei è voluta andare fino in fondo. Alla vittima è stato riconosciuto il diritto a un risarcimento dei danni in sede civile.

Silvana Cortignani


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3 giugno, 2019

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