Viterbo – (sil.co.) – Non si è presentato al processo l’imprenditore edile 56enne viterbese accusato di avere dolosamente distrutto i mezzi pignorati dalla vedova e dall’orfana di un suo dipendente morto sul lavoro ai quali non ha mai corrisposto un centesimo di risarcimento. A 15 anni dalla tragedia, al giudice non è rimasto che sentire due testi per l’accusa e rinviare di due mesi la sentenza.
La vittima è Flavio Franco Visinoni, morto sul colpo in un incidente sul lavoro avvenuto il 15 ottobre 2007 in un cantiere edile in strada Torre del Guercio, schiantandosi a terra da un balcone dove stava effettuando un intervento. Originario di Montefiascone e residente a Viterbo, il poveretto aveva 53 anni.
In aula c’erano la moglie Anna Maria e la figlia Ilaria, parti civili con l’avvocato Paolo Delle Monache, e un testimone dell’Istituto vendite giudiziarie che ha spiegato al giudice Roberto Colonnello come sia riuscito a parlare con l’imputato solamente una volta al telefono, non riuscendo a farsi dire dove si trovassero i quattro mezzi pignorati, se non che stavano a Roma o forse a Verona e che comunque non erano marcianti.
Per le parti offese è stata sentita la figlia, la quale ha ribadito come il datore di lavoro di suo padre non si sia mai rapportato coi familiari, né con lei, né con la madre, magari per dire che stava attraversando un periodo di crisi economica oppure per fare una qualsiasi offerta risarcitoria per la morte del padre.
Grandi assenti i testimoni della difesa – uno dei quali multato, mentre per un altro è stato disposto l’accompagnamento coattivo – e soprattutto l’imputato, il cui esame era anche previsto ieri.
Il giudice, suo malgrado, ha così dovuto rinviare la discussione al prossimo 26 novembre. Per quella data, però, ha disposto che l’imputato possa soltanto rilasciare spontanee dichiarazioni, se lo vorrà, ma non più sottoporsi all’esame che gli avrebbe invece consentito di replicare alle domande dell’accusa e fornire la sua versione dei fatti rispondendo alle domande del suo difensore.
Il 56enne, a suo tempo, con l’impegno a risarcire i parenti dell’operaio,evitò il processo, ottenendo il via libera al rito alternativo del patteggiamento, potendo così usufruire dello sconto di un terzo della pena nonché della sospensione e della non menzione. Ciononostante, pur di evitare di pagare, secondo l’accusa, sarebbe arrivato perfino a distruggere i quattro automezzi di sua prorpietà sottoposti a pignoramento. Da qui, a distanza di 15 anni dalla tragedia, l’attuale processo.
Si torna in aula il 26 novembre e per quel giorno è prevista anche la sentenza, slittata ieri per l’assenza dell’imputato e dei testi della difesa.
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