Viterbo – Astensione generale da tutte le udienze, sia civili che penali. E’ in corso oggi presso il tribunale di Viterbo, in chiusura della settimana di sciopero indetta a livello nazionale dall’Unione delle camere penali, che ha deliberato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria per la mancata riforma del processo penale e l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, all’interno della cosiddetta “Spazzacorrotti”.
L’imminente entrata in vigore, dal primo gennaio prossimo, della legge, con relativa sospensione del termine di prescrizione dei reati dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, ha innescato in tutta Italia una dura forma di protesta degli avvocati, che per questo venerdì 25 ottobre hanno proclamato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria in ogni settore della giurisdizione. “Non è lo stop alla prescrizione la cura della giustizia lumaca, sono altri i problemi da risolvere – hanno rimarcato i legali del foro di Viterbo nel corso della conferenza stampa di lunedì, spiegando come – la decisione unitaria dell’astensione generale di venerdì è stata possibile perché qui camera penale, consiglio dell’ordine e organismo congressuale forense sono uniti e vanno tutti nella stessa direzione, nell’interesse degli avvocati e dei cittadini”.
Il tribunale di Viterbo, nel frattempo, è uno dei 32 tribunali italiani monitorati nell’ambito dello studio Eurispes su un campione di 13.600 processi commissionato all’istituto di statistica dall’Unione dell’Unione delle camere penali italiane e presentato domenica scorsa a Taormina, dove si è tenuto il Congresso straordinario delle camere penali italiane al quale erano presenti per la Tuscia il presidente Roberto Alabiso e gli avvocati Marco Russo, Andrea e Sergio Racioppa.
“Questa è una battaglia che riguarda gli avvocati penalisti dal 2008, anno cui risale il primo studio Eurispes promosso dall’Unione delle camere penali. E adesso, a distanza di dieci anni, è stato rifatto”, spiega l’avvocato Marco Russo, membro del consiglio direttivo della camera penale “Ettore Mangani Camilli”, sottolineando come quello di Viterbo sia stato uno dei 32 tribunali italiani monitorati a campione dall’Eurispes.
“Su nostra indicazione – prosegue il legale – è stato individuato un giovane avvocato, Domenico Gorziglia, contattato personalmente dal presidente delle camere penali Gian Domenico Caiazza, come responsabile dei rilevatori di Viterbo, che dovevano monitorare le varie ragioni dei rinvii, le ragioni dell’irragionevole durata del processo. Abbiamo preso un po’ di giovani avvocati, che si sono messi in udienza a vedere dalla mattina alla sera quello che succedeva nei processi, per quale ragione, perché non ci fidiamo di quello che emerge dai verbali, perché spesso nei verbali non viene detto tutto quello che effettivamente accade, per tanti motivi di carattere pratico. Allora serviva qualcuno che stesse lì e vedesse: ‘Che cosa succede?’. Il testimone del pubblico ministero non viene: ‘E’ stato citato male?’. Il decreto di citazione a giudizio: ‘Non è stata fatta la notifica in modo corretto?’. I giovani avvocati coordinati da Gorziglia hanno monitorato stando proprio sul posto”.
Su 13.600 processi (su un totale di milione e 800mila pendenti) campionati dall’Eurispes in 32 sedi di tribunale, tra i quali Viterbo, un rinvio su quattro – in media a cinque mesi di distanza – è legato a disfunzioni. Si va dall’assenza dei testimoni agli errori nella loro convocazione, dalle notifiche omesse o sbagliate a imputati e difensori alle carenze logistiche della macchina giudiziaria.
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Processi falcidiati dall’assenza dei testimoni
Secondo i dati elaborati dall’istituto statistico Eurispes, non è lo stop alla prescrizione dopo il primo grado la cura delle lungaggini della giustizia. A rallentare i processi, anche a Viterbo, sarebbero infatti nella stragrande maggioranza dei casi le assenze dei testimoni e i vizi di notifica.
Stupisce sicuramente i più scoprire come a rallentare il corso della giustizia siano gli stessi cittadini che, quando sono chiamati a testimoniare, farebbero carte false pur di evadere quello che è un obbligo di legge, arrivando a non presentarsi anche più volte in aula senza alcuna giustificazione e finendo col farsi sanzionare con pesanti multe, anche di 200-300 euro, da versare nella cosiddetta cassa delle ammende.
Ben l’8,3 per cento delle udienze viene rinviato per l’assenza di testi regolarmente citati dall’accusa, mentre l’1,5 per cento per l’assenza di testi citati dalla difesa.
Prescritta una sentenza su dieci, mentre oltre il 25% sono assoluzioni
Una sentenza su dieci viene prescritta, mentre più del 25 per cento (un processo su quattro) si chiude con un’assoluzione. Sullo stesso campione di 13.600 processi monitorati, il 43,7 per cento (2.807) è finito con una condanna, il 26,5 per cento sono finiti in prescrizione, il 25,8 per cento con assoluzioni nel merito, il 4 per cento con la dichiarazione di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Matura prima del processo il 53 per cento delle prescrizioni
Secondo i dati ufficiali relativi al 2017 e al primo semestre del 2018 della Direzione generale di statistica e analisi organizzativa del ministero di giustizia, nel 2017 il 53 per cento delle prescrizioni (66.904) è maturato in fase indagini, ufficio gip/gup; il 22 per cento davanti al tribunale ordinario (27.436); il 23 per cento in appello (28.185 casi); solo il due per cento davanti al giudice di pace (2.494).
Silvana Cortignani
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